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SANREMO 2012/ Celentano e quella domanda vera di infinito...

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Adriano Celentano (Infophoto)  Adriano Celentano (Infophoto)

SANREMO 2012 - Appena mi sono accorto che il vento era cambiato e che il mondo intero condannava Celentano, mi sono insospettito e sono andato a vedere la registrazione del suo monologo, che non avevo sentito il bisogno di vedere in diretta. Beh, devo dire che per un verso il cantante ha ragione. Ho sempre detestato il suo moralismo, ho sempre sorriso alle sue banalità, ho sempre criticato la sua demagogia. Ma questa volta è diverso. Celentano ha detto moltissime fesserie: sui giornali cattolici, sulla Consulta,  sulla politica. Ha anche maramaldeggiato, insultando i suoi detrattori e approfittando delle telecamere. Si alimenta acriticamente dei giornali e della tv che critica. Soprattutto sulle cose di fede si è dimostrato ancora una volta superficiale, disinformato e confuso. Ma, e capisco che sia difficile, se si potesse magnanimamente astrarre da tutto ciò e considerare che abbiamo di fronte un istinto irregolare a suo modo geniale, che non va perso alla lettera, si potrebbe vedere la cosa anche da un altro punto di vista. Il fatto è che ha detto in modo sbagliato alcune cose vere. Non solo, ha detto cose vere in conseguenza di un ragionamento sbagliato. Ma se una cosa è vera, resta tale anche se detta male, magari in mezzo a molte stupidaggini e forse anche per caso. Provo a rievocare scampoli del Celentano-pensiero,  rielaborando: che (ca..o) di vita è questa che stiamo vivendo un po’ tutti, dietro ai soldi, al potere, al sesso?! Come è possibile che i preti parlino di ogni cosa, ma non della fede?  E’ ragionevole che tutti evitino la domanda delle domande, cioè perché ci siamo ? (Ci siamo, non è scontato, potremmo non esserci e questo pone all’uomo accorto una domanda).  Non è forse vero che è la felicità (lui la chiama Paradiso, un luogo dove si balla felici il tango) il nostro destino più vero?

Ecco, questo è forse il suo più grave errore: il Paradiso non è domani, deve poter cominciare quaggiù, il cielo non può attendere. A volte penso a come potremo essere un po’ delusi quando sulla soglia dell’aldilà ci renderemo conto che si poteva iniziare a vivere già prima.  Ed è per questo che c’è quella chiesa che lui oggi bistratta, portando (colpevolmente, questo sì) acqua al furioso attacco mediatico anticattolico di questi tempi. Ma non è quello di Celentano il veleno più maligno oggi in circolazione. Non vengano comunque i maestri del moralismo a condannarlo perché lui ci fa la morale o perché guadagna tanto. Non vengano gli architetti dei luoghi comuni di  massa a schifare i suoi luoghetti comuni.  Smettano di vederlo o vadano in poltrona a leggere uno dei loro saggi in brossura con note a piè di pagina. Io, invece, che pure l’altra sera avevo fatto altro, mi sono fermato quando ha detto, parlando della sua storia, che la giovinezza gli è sfuggita e la vita è un lampo. Ho ritrovato la coscienza del vuoto e la nostalgia di qualcosa d’altro che ho sempre sentito nei versi e nella melodia triste di una delle sue prime canzoni “il problema più importante per noi”. Ha detto che la vita è piena di polvere (sporcizia, anche nella chiesa e sono parole del Papa) e per questo è venuto Gesù. “Per questo è venuto Gesù”. Continua alla pagina seguente



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COMMENTI
16/02/2012 - Rozzo ma vero (Mariano Belli)

Celentano, con la sua rozzezza che lo contraddistingue, ha detto solo cose vere. Io trovo vero (senza però eccedere nelle generalizzazioni) che nei tempi recenti, guardando i fatti, la Chiesa si occupa troppo spesso di politica e troppo poco delle anime e della loro salvezza ultraterrena. Il clero farebbe perciò meglio ad interrogarsi su queste critiche piuttosto che ad indispettirsi come farisei.