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TV/ Dal caso di Avetrana alla Concordia, quella ricerca ossessiva del dramma umano

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Foto: Infophoto  Foto: Infophoto

La notizia mediatica di gennaio 2012 è stato il dramma della Costa Concordia davanti all’isola del Giglio.

Quando il fatto è accaduto l’unica tv che ha interrotto i programmi per darne la notizia è stata La7. Complimenti.

La Rai ha dormito, il servizio pubblico è ormai un optional che si occupa solo di far sentire tutti i partiti (leggi par condicio) nei servizi dei telegiornali.

Mediaset non s’è posta il problema, già la pubblicità scarseggia e se poi interrompono i programmi e non la mandano, è finita.

Ma dopo la partenza dai box e non dalla pitlane, i due network sono andati alla riscossa con le loro armate.

Come si è visto in questi anni, le tragedie accrescono l’audience.

Mi sembra di essere tornato ai primi anni ‘70, quando in edicola il settimanale Cronaca Vera pian piano si impose ai lettori vendendo 550.000 copie. Un successone, una rivista che affrontava i casi di nera sin nei particolari più infinitesimali, privati, sessuali ad uso e consumo di un pubblico popolare.

Adesso la tv ha fatto suo e camuffato l’originale master cartaceo, portandolo anche alle masse più acculturate. Non che il livello culturale sia cresciuto dagli anni ’70 ad oggi, anzi, con la sua presenza e continua invadenza la tv ha condizionato in maniera massiccia l’imbarbarimento attuale.

Se il dramma di Vermicino nel 1981 è stato il punto di partenza che ci ha catapultati  direttamente in maniera scioccante in una realtà drammatica, oggi questa realtà fatta di omicidi, morti, disastri è diventata la tv quotidiana che fa leva sui drammi umani, sulle emozioni, sui dolori, sugli sgomenti e i pianti.

Audience e null’altro: e gli ascolti ripagano questo ……

Novi Ligure, Cogne, Garlasco, Avetrana, Ascoli Piceno, i bambini uccisi, il terremoto a L’Aquila, l’alluvione a Genova, etc.

Drammi di uomini, donne, bimbi, famiglie, che la tv ha reso spettacolo. Con l’ultima cronista sfigata con telecamera annessa che cerca uno scoop intervistando al citofono i parenti delle vittime oppure pone domande aberranti al ragazzino che ha visto la madre morire nell’alluvione. Non c’è mai limite al peggio e allo show, basta pensare a Vespa con il suo primo modellino di Cogne e con l’ultimo della Concordia.



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