BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UNDERWORLD 4/ Vampiri e licantropi in un 3-D che sa di videogame "disegnato"

giovedì 2 febbraio 2012

Con Il risveglio torna sugli schermi la saga di Underworld, che esordì nel lontano 2003 raccontando la guerra aperta tra gli aristocratici vampiri e i feroci licantropi (i Lycan), impegnati a combattersi con le armi della tecnologia. Giunta ormai al quarto capitolo, la storia passa nelle mani dei registi svedesi Måns Mårlind e Björn Stein, che hanno deciso di puntare (guarda caso) sulla magia del 3D. In realtà, gli effetti digitali non sono spettacolari e, come spesso accade ultimamente, non danno un valore aggiunto al prodotto.

Riallacciandosi a Underworld 2 (Evolution), questo nuovo film vede il ritorno dell’affascinante e agguerrita vampira Selene, interpretata da Kate Beckinsale, protagonista di una trama che scorre lineare fino alla fine intrattenendo lo spettatore con scontri acrobatici, adrenalinici combattimenti e atmosfere notturne e dark.

Ricapitoliamo: quindici anni fa, dopo avere sconfitto l’Anziano Marcus, Selene e Michael (l’ibrido umano-Lycan di cui era innamorata) sembravano avere vinto la loro battaglia. In seguito, però, gli uomini hanno scoperto l’esistenza dei “mostri” e hanno scatenato una guerra per eliminarli dalla faccia della terra. Catturata durante il genocidio, Selene si risveglia da una lunga ibernazione e si ritrova prigioniera nel laboratorio di una compagnia biotech, ma riesce a liberarsi rivelando una natura ancora più aggressiva che in passato.

Colpo di scena: si scopre che lei e Michael hanno avuto una figlia, Eve, la prima bambina nelle cui vene scorre sangue di vampiro e di licantropo. Si intuisce che Eve è dotata di poteri straordinari (e come potrebbe essere diversamente?), che pian piano verranno alla luce. Ma nel frattempo i nemici sono diventati ancora più forti e una nuova, feroce battaglia attende la coppia madre/figlia, unite contro il cattivo di turno: un Lycan geneticamente modificato apparentemente impossibile da sconfiggere.

E intorno al tema della guerra gravita tutto il film, che non offre guizzi di originalità o di profondità, ma si limita a fornire una buona dose di action e un ritmo elevato, sfruttando (ahimè) gli effetti della violenza. Si ha l’impressione costante di trovarsi all’interno di un videogioco, con una struttura a “livelli” da superare per poter proseguire la partita. Una ricetta ormai collaudata nei film americani che si inseriscono in questo filone, in cui non manca mai una dose massiccia di adrenalina scatenata dalla lotta. La protagonista si esibisce in una serie di acrobazie degne di una supereroina dei fumetti e la narrazione non si distingue certo per complessità o profondità psicologica.




  PAG. SUCC. >