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FESTIVAL DI BERLINO 2012/ Genio e umiltà dei fratelli Taviani a servizio dell’uomo

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I fratelli Taviani vincitori del Festival di Berlino 2012  I fratelli Taviani vincitori del Festival di Berlino 2012

Diaz. Don't clean up this blood di Daniele Vicari è un racconto corale (in cui spiccano però le interpretazioni di Claudio Santamaria - un vicequestore aggiunto che cerca di interrompere le violenze - e Elio Germano - un giornalista che cerca di far luce sugli eventi) che forse eccede nell'esibire violenza su violenza, rischiando di creare almeno in una parte del pubblico una forma di rifiuto. L'intento degli autori, dichiarato e in questo senso chiarissimo, è quello di raccontare la "notte che cambiò tutto, che rappresentò il cortocircuito della democrazia nel nostro Paese" portando a un ripiegamento delle istituzioni e a un ribaltamento della verità. Un intento di denuncia che il pubblico di Berlino ha voluto premiare.

Altro premio interessante quello alla regia assegnato a Christian Petzold per  Barbara, una vicenda ambientata nella Germania divisa dal muro in cui una giovane dottoressa viene spedita in un ospedale di campagna per "espiare" la colpa di aver chiesto un permesso per raggiungere il fidanzato che sta all'Ovest. Il ritratto dell'opprimente ed occhiuto regime della DDR non è nuovo, ma interessante e intesa è la figura di una donna costretta a fare i conti con le sfumature e i dilemmi nei comportamenti dei singoli, personaggi in cerca di un'integrità anche nelle condizioni più difficili.

E fortunatamente grazie a Teodora, che ne ha acquistato i diritti per la distribuzione italiana, vedremo anche la pellicola che ha visto un Orso d'argento speciale, L'enfant d'en haut  di Ursula Meier. È la storia del dodicenne Simon e dei mille espedienti e furtarelli che si inventa, sullo sfondo di un'esclusiva località sciistica, per sopravvivere insieme alla sorella...C'è un segreto nel rapporto tra i due, ma c'è soprattutto la disperata ricerca di un rapporto profondo che dia un senso alle miserie di ogni giorno.

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