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BERNARDINI SOSTIENE CHE.../ Quell'Oscar a The Artist che premia la buona scrittura

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The Artist vince l'Oscar per il cinema (Infophoto)  The Artist vince l'Oscar per il cinema (Infophoto)

E poi, anche se personalmente non riusciamo ad amarlo, il Liszt materico, da evoluzione tecnica della macchina pianoforte (Pollini ha eseguito Nuages gris R 78 come fosse uno Stockhausen in anticipo) era puro “servizio” alla cultura, nonostante misurarsi con la stranota Sonata in si min. R21, fosse porsi senza infingimenti al servizio del pubblico e a confronto coi più grandi interpreti del secolo.

Insomma grandi che resistono, mentre a diverse ore dal debutto del Walter Chiari di Alessio Boni per Raiuno non abbiamo ancora le idee chiare. Stasera ci faremo l’idea definitiva, di questa fiction della Casanova di Luca Barbareschi che ha vinto col 21% di share (oltre 5 milioni di telespettatori), la prima serata di domenica, per adesso incertezza. Non su Boni, che è davvero quasi una Meryl Streep della tv di casa nostra, tanto ha studiato e riprodotto con finezza il volto e il carattere del grande showman di almeno tre grandi decenni della televisione italiana.

Chiari era bello, simpatico, avventato, irregolare, insolitamente colto e intelligente, per un ex operaio diventato fidanzato di lucia Bosé ed Ava Gardner. La fiction firmata da Monteleone si avvicina con calma alla sua storia, ne coglie le contraddizioni senza fare sconti – con grande empatia racconta la infausta storia di droga che stroncò troppo presto la sua carriera –, ma è come se mancasse qualcosa del mistero Walter Chiari. Che fu grande irregolare del teatro e della tv italiana, comico di razza e modernissimo indagatore dei nostri vizi, di cui era il primo praticante. Aspettiamo con ansia stasera: vogliamo vedere come Boni e Monteleone risolveranno quel sorriso e quella maschera che divennero dramma.

Fatti miei, anche se non si deve. Qualcuno mi ha detto: che ci sei andato a fare nel covo di Michele Santoro, Servizio pubblico. So che dispiace ad alcuni ogni volta che lo ripeto, ma io ho grande stima nei suoi confronti, così di Michele mi prendo tutto il pacco, difetti compresi. Ma ogni tanto va spiegato che il primo problema di un collegamento esterno con una trasmissione non è il sospetto che ti vogliano usare o non ti vogliano far parlare; il primo e vero problema è il maledetto ritardo audio-video cui sei costretto e che ti impedisce di intervenire puntualmente nella discussione.

Tu dici una parola, lo studio la recepisce in ritardo. Poi qualcuno replica a ciò che hai detto, e mentre gli stai rispondendo in realtà il telespettatore ha già sentito la replica di un altro astante cui risponderai dopo. Insomma è un gran casino, il conduttore non c’entra. Il collegamento si dovrebbe aprire senza dialogo e chiudersi come un filmato pre-cotto. Chi vuol davvero dialogare con lo studio deve andare lì. #Sapevatelo, come diciamo noi di twitter.



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