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J'ACCUSE/ Chiambretti, se aborto e ragazze nude non bastano, cosa c'inventiamo?

Non è partito bene, il Chiambretti Sunday Show: ascolto basso, da un mattatore come lui non lo si immaginava. Forse, la gente si è stancata di talk sull’aria fritta. MONICA MONDO

Piero Chiambretti (InfoPhoto) Piero Chiambretti (InfoPhoto)

Non è partito bene, il Chiambretti Sunday Show: ascolto basso, da un mattatore come lui non lo si immaginava. Sbagliato metterlo in prima serata, discutono i massmediologi. O forse, semplicemente, la gente si è stancata di talk sull’aria fritta, conditi da provocazioni finto snob. Non basta la punizione del pubblico, gli autori insistono, e così questa domenica, per dare un po’ di calore agli spettatori, in questi giorni freddi e complicati, si è ben pensato di invitare le tre ragazze ucraine della Femen, il movimento di liberazione femminile che già hanno messo in bella mostra le loro nudità a Davos, il summit economico svizzero che riuniva  le teste d’uovo mondiali. 

Le attiviste mostrano il seno per sensibilizzare contro il sessismo e le altre discriminazioni sociali, spiegano, in particolare dovute al conservatorismo religioso, gli stereotipi che condizionano da diversi pulpiti la libertà. È tempo perso ragionare con queste fanciulle del concetto di libertà. L’aborto è una scelta di libertà, gridano, e basterebbe questa affermazione per mettere a nudo davvero la loro intelligenza. Non indigniamoci neppure per pruderie moraleggianti, non è la prima volta che pseudofemministe dell’ultima ora ottengono un po’ di pubblicità togliendosi i vestiti, contravvenendo apposta, dicono loro, al rispetto per il corpo delle donne che la nostra società nega. 

Alle tette al vento siamo abituati, dalle copertine dei giornali quotidiani e dalle spiagge estive, non si scandalizzano più neanche le suore. Anziane. Mi spieghino la differenza tra lo spogliarsi per pubblicizzare un aperitivo, un Suv e per i diritti della persona. Ma ripeto, ostentare le parti intime è stato l’unico modo che molte donne e uomini hanno praticato per lavorare a un’educazione, a un’azione mirata per scardinare sguardi lubrichi sul corpo femminile, per protestare contro le violenze e i soprusi che ci sono, eccome se ci sono, e non solo in Ucraina e nel bistrattato e decadente mondo consumista occidentale. Risultati, zero. A meno che il sesso sfrenato, l’amore ridotto a mera sessualità, la negazione della maternità, l’imitazione becera dei peggiori modelli maschili non siano il risultato sperato. Nel qual caso, il tenace lavori di molte attiviste ha colto nel segno.