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SFOOTING / Pensionati esodati, slovacco svantaggiato, zitella: il bigino del "politicamente corretto"

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Mario Monti ed Elsa Fornero (Infophoto)  Mario Monti ed Elsa Fornero (Infophoto)

Poi per secoli il linguaggio politicamente corretto venne abbandonato. Innanzitutto dallo stesso Cesare, che, dopo aver sfortunatamente incrociato in battaglia Asterix e Obelix e dopo aver spiegato ai suoi centurioni che “è Bruto avere due Galli nel pollaio”, fu letteralmente preso a male parole dai centurioni capeggiati da Bruto, il quale appena ebbe l’occasione non esitò a pugnalarlo alle spalle (anzi, nel linguaggio politicamente corretto dell’epoca, come testimoniò lo stesso Bruto davanti al Senato Romano, “furono la scapola e il petto di Cesare a impattare, del tutto fortuitamente e ripetutamente, contro la parte del mio pugnale che non era il manico”). Bruto, del resto, è un vero e proprio caso storico di “politically correct”. Era infatti stato soprannominato da Cesare “non bello”, vale a dire non amante della guerra, della battaglia.

Gli storici, nel corso dei secoli, ritenendo il soprannome offensivo, poiché dava a intendere una certa qual codardia del personaggio, trasformarono il “non bello” in “bruto”: l’appellativo si è via via trasformato in nome proprio, da bruto a…Bruto, e solamente ai giorni nostri il cantante Gianni Morandi ha avuto il coraggio di rispolverare l’antico soprannome affibbiatogli da Cesare: “…non era bello ma accanto a sé/ aveva mille donne se…”.

 A rispolverare recentemente il “politically correct” sono stati i comunisti americani, mentre in Italia è stato importato da un barista della buvette di Montecitorio, molto solerte nell’offrire caffè corretti a deputati e senatori, i quali tuttavia ritengono di non poter cadere mai in errore. Alla domanda del barista: “Onorevole, vuole un caffè corretto?”, rispondono sempre: “Grazie, non sbaglio mai!”.

 Ma che cos’è il linguaggio politicamente corretto? Come dice il Cd-Rom, che è il vocabolario online Zingarelli del politicamente corretto, il significato di questo linguaggio è “il mutare nome alle cose mantenendone però invariata la sostanza, l'adoperare eufemismi e termini socialmente accettabili per definire realtà che non lo sono, ma anche l’auto-convincersi che le cose siano mutate solo perché le chiamiamo in un modo diverso da prima”.

Una pratica linguistica oggi molto in voga, tanto che il Cd-Rom (cioè lo Zingarelli del politicamente corretto, di cui esiste una versione tascabile chiamata “il piccolo Gitano”) ha raccolto migliaia di definizioni. Ecco alcuni esempi in ordine sparso (uno dei pilastri del “politically correct” è che non esistono preferenze o priorità particolari, tanto meno alfabetiche).



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