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SFOOTING / Pensionati esodati, slovacco svantaggiato, zitella: il bigino del "politicamente corretto"

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Mario Monti ed Elsa Fornero (Infophoto)  Mario Monti ed Elsa Fornero (Infophoto)

Una volta superato lo scoglio della riforma del mercato del lavoro, il governo Monti ha promesso che entro il 30 giugno varerà un provvedimento con l’obiettivo di risolvere il problema degli “esodati” esclusi dal Milleproroghe. Ma chi sono gli “esodati”? Sono lavoratori che hanno maturato il diritto alla pensione rimanendo bloccati per anni nel traffico caotico del grande esodo in partenza per le vacanze? O sono lavoratori disoccupati che nel tempo libero tornano a leggere la Sacra Bibbia, segnatamente il libro dell’Esodo? O sono fan incalliti della comunità Exodus di don Mazzi? No, gli esodati sono quei lavoratori incentivati a uscire dal posto di lavoro in cambio del diritto alla pensione.

Con l’entrata in vigore della riforma Fornero sono stati infatti modificati i requisiti di pensionamento, quindi quanti nel 2011 erano in prossimità di raggiungere i requisiti necessari, ora non possono più vantare lo stesso diritto. In pratica, oggi si trovano in una situazione molto critica: nessuno stipendio e nessuna pensione. Voi come chiamereste queste persone? In mille modi: doppiamente sfortunati, iellati, scalognati, disgraziati, sfigati. Anche noi li definiremmo così. Siccome però viviamo in tempi di linguaggio “politicamente corretto”, per loro è stato inventato questo neologismo da fiume in piena: “esodati”.

Il primo che ha utilizzato nella storia una sorta di linguaggio politicamente corretto “ante litteram” (cioè scritto a chiare lettere sugli sportelli di un armadio) è stato Giulio Cesare. In procinto di passare il Rubicone, il suo cuoco personale, Caio Gastro Knorrelius, lo informò che la tavoletta di glutammato e carne per preparare il brodo di gallo (di cui Cesare era ghiottissimo) era stata tolta dalla confezione ed era bell’e pronta per essere gettata nella pentola fumante. L’affamato Cesare, contento per la notizia ricevuta, non esitò a voltarsi verso i suoi centurioni, esclamando a voce alta: “Alea iacta est!” (cioè: “Il dado è tratto!”).

Spronò il suo cavallo verso le cucine da campo poste al di là del Rubicone e tutti i suoi soldati lo seguirono, convinti che sarebbero stati trionfalmente guidati verso una bisca clandestina per giocarsi a dadi la spartizione del bottino di guerra. Invece si ritrovarono a mangiare una scodella di brodaglia scotta (perché solo Cesare, a cavallo, riuscì a giungere in tempo mentre servivano a tavola).



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