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BERNARDINI SOSTIENE CHE.../ Lucio Dalla tra canzoni e un ultimo "regalo"

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Alla fine ti rifugi nel lavoro-lavoro-lavoro, e anche il piccolo omaggio di 3’ minuti a chiusura della puntata di Tv talk, con tanto di groppo in gola abbondantemente previsto, forse serve. Poi, improvvisa, la decisione: quello che occorre è rifugiarsi da amici fidati, gente magari del mestiere, che un po’ di più avrebbe capito questi strani rapporti fra gente del “mondo dello spettacolo”. Gli amici, teatranti, però non sono a Milano, ma a Trento, dove lei, Angela Dematté porta in scena il suo bellissimo Avevo un bel pallone rosso sulla tragica vicenda della terrorista Mara Cagol. A Trento? Sì, a Trento, delineando così un weekend zingaresco MI-TN-BO-MI, tutto in treno. Bologna certo, perché partecipare al funerale di Lucio era cosa decisa da subito con altri amici, quelli della Fondazione Gaber, anche loro sodali di Dalla da ancora più anni di me. Venti ore a Trento con amici che ti sostengono, ti abbracciano, semplicemente ti fanno compagnia. Sono giovani, sanno poco di Lucio, per loro è uno stimato monumento della canzone. Ma che importa? Mica di un amarcord fra vecchi nostalgici avevo bisogno. E rivedere uno spettacolo così bello e importante (chi non l’avesse visto ha ancora a disposizione la serata dell’8/3 al Teatro di Varese in P.za Repubblica), frutto specialissimo di una artista giovane, seria, brava e appassionata, è un vero refrigerio per anima e cervello. Domenica si riparte presto per Mi dove ci aspettano gli altri per andare insieme a Bologna, e il tragitto - scaricato sull’Iphone al volo l’anomala super antologia curata espressamente da Dalla nel 2006, 12000 Lune - è insieme commozione e lavoro critico (deformazione professionale):

 

- Riascolto “Futura”, piango di gioia per una canzone/opera immensa, intessuta di cambiamenti musicali e di pura speranza in tempi oscuri. Genio

 

- Dalla: riascolto due joke come “Attenti al lupo” e “Ciao”: bassi e sound sintetici, le voci/smorfie nascoste, i diversi beat: era il più moderno

 

- Preparandomi a BO: riascolto “Apriti cuore” e capisco che è urgente riaprire tutto Dalla, per provare a capire davvero che artista è stato

 

- Perché amava tanto “Henna”, che considerava un suo capolavoro fino a volertela portare a casa perché l'ascoltassi? Sento e risento: un grido

 

- Sono a “Là”: quella voce di Lucio quando va su, in alto, e ci trascina tutti con sé. Mentre sai che poi tornerà giù fino al borbottio

 

- “Ayrton”: cosa pensava della morte? “Tu mi hai detto chiudi gli occhi e riposa” è cantato con consapevolezza, con pace, senza disperazione

 

- “Le rondini”: c'è il canto lirico, il sound, il suo sax alto e Lucio davanti al Mistero. La leggeranno in chiesa, pare. E sarà dura...

 

Si twitta finché si viaggia in solitudine, ma una volta raggiunti gli amici, anche più commossi di me, parte la stura del ricordo e dell’affetto, mai banale però, mai senza ragione e consapevolezza. Più che un treno questo freccia rossa domenicale è una tradotta dell’amicizia e dello spettacolo: ci si incontra, ci si abbraccia, si è davvero contenti di andare insieme. E quando si arriva alla stazione altri incontri, altre commozioni: tutto vero, reale. Si arriva in piazza e quel che hai visto in tv prende forma davanti ai tuoi occhi: una città in coda per salutare la persona amata. Risuona per Piazza maggiore la sua musica, riesco a intrufolarmi negli ultimi minuti di camera ardente, a dire un’Avemaria mettendo la mano sulla bara di Lucio, e intanto il pianto in gola poco a poco se ne va, anche se incontri tanti artisti e gente del mestiere con le lacrime agli occhi. Però con chi condivide la fede di Lucio, Ron, Vecchioni, Bibi Ballandi, Luca Carboni, Gianni Morandi, persino con quel meraviglioso israelita che è l’impresario David Zard, si parla del posto misterioso in cui ora Dalla è passato, e di quanto lui ha sempre immaginato di andarci: da appassionato di Gesù, oltre che di ogni uomo credente e in cerca del Mistero.

In Chiesa poi la messa, con la sua liturgia domenicale di quaresima, seguita da tutti senza formalismi né distrazioni, non credenti compresi. Per Lucio c’è tutto l’arco delle possibili sensibilità cattoliche: il provicario della diocesi di Bologna Cavina, il confessore padre Bernardo Boschi che tiene l’omelia, Vito Mancuso che legge la prima lettura, Enzo Bianchi che legge le bellissime invocazioni che ha scritto per lui, fino al portavoce dei frati di Assisi padre Enzo Fortunato. È semplicemente il funerale sereno, gioioso di un credente, magari in mezzo a una folla di agnostici e indifferenti che l’hanno amato  e che stanno in rispettoso silenzio (nella mia fila, fra Jovanotti e signora e la figlia di Gaber, facevo la figura di un preparatissimo chierichetto semplicemente perché rispondevo alle parti del popolo della messa). Ma siamo insieme, le lacrime se ne vanno. L’unico davvero disperato è il giovane amico e compagno di Dalla, l’attore Marco Alemanno, stravolto dal dolore, che però riesce a dirgli il suo straziato grazie. Alla fine si esce da San Petronio col senso di una cosa  compiuta, di aver accompagnato alla sua fine inaspettata una vita piena, ben vissuta, fatta di amore e curiosa di tutto. Quello che ci mancherà, di Lucio, è quello sguardo affettuoso e aperto che ci regalava a ogni incontro.

 

- Sensazione di letizia e serenità, mentre ripercorri i portici della BO di Dalla per la stazione. Tutto è bene e va



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