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LETTERA/ Cara Annunziata, perché hai trasformato Lucio Dalla in un "fenomeno" da Auditel?

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Cara Lucia,

ci siamo sempre stimati reciprocamente. In te ho sempre apprezzato l’acume, l’intelligenza, la particolare competenza in politica estera, la sincera passione per il tuo lavoro.

Per tutti questi motivi sono rimasto semplicemente basito per la vera e propria aggressione preordinata a coloro che tu hai ritenuto di definire cristiani benpensanti e ipocriti, inclusi i celebranti del funerale di Lucio Dalla, responsabili a tuo dire di non aver fatto cenno alla sua omosessualità.

Dico “preordinata” perché la presenza dell’on. Concia nello studio di “In mezz’ora”, e tutto il resto, testimoniano lo studiato proposito di strumentalizzare l’evento per la tua (e vostra) personale battaglia contro la cosiddetta omofobìa.

Innanzitutto ritengo sia da stigmatizzare l’uso della grande tribuna che ti offre il Servizio pubblico per sposare una campagna che gli esperti della comunicazione sociale inseriscono nella categoria “advocacy”, indicando con questo termine le tematiche che come minimo vanno considerate controverse.

Come molti altri ho avuto modo di conoscere Lucio assai da vicino. Abbiamo lavorato insieme alla bella campagna di Pubblicità Progresso sui disabili per cui lui scrisse appositamente una canzone che si chiama “Per sempre presente”. Abbiamo suonato assieme nel videoclip “Let’s screen”, curioso e divertente progetto per la prevenzione dei tumori al colon. Sono andato a tenere lezioni di comunicazione all’Università di Urbino insieme a lui. Abbiamo parlato a lungo di questioni di fede. Sono stato molte volte a casa sua e in giro con lui e i suoi amici per ristoranti in allegri convivi. Posso testimoniare che la riservatezza sui suoi personali affetti era un dato oggettivo, anche quando si era nell’intimità di pochi e persino tra le mura domestiche.

Posso dire di essere rimasto veramente stroncato da questa supponente intrusione a gamba tesa nella sua vita personale, questo voler turbare per altri scopi il mistero della morte, soprattutto quella di un poeta che ci ha saputo dare così tanto.



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