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WAR HORSE/ Un kolossal "affresco" dove l’amicizia trionfa tra le guerre

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Una scena del film War Horse  Una scena del film War Horse

La prima parte, ambientata nella verde campagna del Devon tra le case di pietra e le fattorie, mostra la nascita del legame tra Joey e Albert, rafforzato dall’eroica impresa di arare il campo per salvare la famiglia dal tracollo. Le scene dedicate all’addestramento del cavallo sono forse eccessivamente lunghe e danno l’impressione che il film sia privo di un ritmo efficace, come se non sapesse bene che direzione prendere.

Con lo scoppio della guerra la storia diventa più avventurosa, ma altrettanto dispersiva: mentre Joey passa di padrone in padrone, il pubblico fa conoscenza con diversi personaggi (gli ufficiali, i soldati, la ragazzina francese con il nonno). Ma non ha tempo di affezionarsi, perché il film procede per brevi affreschi che, pur essendo in qualche modo collegati tra loro, formano tante piccole vicende a sé stanti, che lanciano dei temi importanti (la lotta contro la povertà, il trauma della guerra, la tragedia dei ragazzini in trincea) senza svilupparli fino in fondo. Probabilmente perché in primo piano c’è soltanto lui, Joey, il vero protagonista del film, lo spirito libero e innocente che subisce la follia degli uomini senza potersi opporre, ma in mezzo a loro trova anche l’amicizia, l’affetto, la compassione.

Per apprezzare il film bisogna amare i suoi veri protagonisti, i cavalli, lasciarsi incantare dalla splendida fotografia e chiudere un occhio sulle lungaggini, la struttura episodica, il ritmo talvolta davvero troppo lento. Rimane tuttavia la sensazione che la storia poteva decollare e invece è rimasta a terra, accontentandosi di essere un affresco affascinante ma non pienamente convincente.

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