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…E ORA PARLIAMO DI KEVIN/ Un film sulle "distanze" che si trasformano in violenza

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Una scena del film ...E ora parliamo di Kevin  Una scena del film ...E ora parliamo di Kevin

Il film della scozzese pluripremiata Lynn Ramsay, tratto dal romanzo omonimo di Lionel Shriver, è un manifesto del cinema indipendente in ogni sua scelta di stile, dalla colonna sonora al montaggio, quest’ultimo eccezionale e prezioso per la riuscita del film. Pur cedendo a qualche tocco stilistico vagamente auto-compiaciuto e a tratti forzato, come il rosso sangue ossessivamente presente o le truculente visioni di Eva, la pellicola riesce ad arrivare dritta al punto e a schivare le insidie che possono presentarsi quando si trattano temi delicati e scomodi.

Questo anche perché sorretta da interpretazioni superbe: Ezra Miller ha esordito con un altro adolescente disturbato nell’indipendente Afterschool e potrebbe avere stavolta la sua consacrazione, mentre John C. Reilly è una scelta sulla carta bizzarra, ma forse proprio per questo giusta. Dopo una vita nella commedia, il cinema più impegnato si sta accorgendo di lui, che è infatti reduce anche dalla prova brillante in Carnage di Roman Polanski.

Tilda Swinton, che regge sulle spalle il peso maggiore del film, come al solito lavora sul togliere più che sul mettere e fa totalmente suo un personaggio bellissimo e difficile. Scandalosa la sua esclusione dalla corsa agli Oscar.

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