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SFOOTING/ La passione di Augias per i misteri della musica tra Lucio Bachtisti e “T’amo pio oboe”

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Corrado Augias (Infophoto)  Corrado Augias (Infophoto)

ComicAstri: Ma che loro sappiate, Corrado ha scritto anche dei libri sulla musica colta?

Corradicchio Augias: Più d’uno. Con Toto Cotogno ha scritto “Storia illustrata della melomania in Trentino: le proprietà melodiche della renetta della Val di Non”. Con Massimo Muratti e Milly D’Abbraccio ha firmato “Bach, tabach e malattie veneree”. Con il Duo di Piàdena ha redatto “Ah quant’è bella l’uva ocarina / e com’è bello saperla vendemmiar”. E con l’amico poeta e cacciatore, Giosuè Cartucce, ha vergato “T’amo pio oboe”, versi leggeri e penetranti che raccontano l’amore degli autori per questo strumento musicale a fiato ad ancia doppia appartenente al gruppo dei legni.

ComicAstri: Fin qui saggi e poesie. E romanzi ispirati alla musica classica?

Corradicchio Augias: Uno su tutti: “I misteri delle solite note”. È un giallo ambientato nella filarmonica di un circolo Arci, ma è anche un’apologia del Sol dell’avvenire come nota dominante delle rivoluzioni proletarie.

ComicAstri: Tra i loro musicisti preferiti figura Bach, non è vero?

Corradicchio Augias: Altro che! Corrado ama alla follia “Fiori rosa e fiori di Bach” di Lucio Bachtisti e “Madame Butterfly” di Bach da Seta.

ComicAstri: Un’ultima domanda. Ma è vero che Corrado Augias ha cercato di inventare l’ottava nota?

Corradicchio Augias: È vero, per ben due volte. La prima, a soli 8 otto anni, seguendo una consuetudine della storia della musica in base alla quale il nome della nota deriva dalle prime lettere del suo inventore, ha proposto l’Aug, una nota per tamburo che ha avuto un certo successo soprattutto presso i pellerossa. Pensate: era l’unica nota capace di far scattare in piedi il pronipote di Toro Seduto, Sofà, un poltrone di prima categoria, capo indiscusso di una tribù pacifica e stanziale, i Siouxdentari. Poi, però, l’Associazione per i diritti della Fanciulla del West ne chiese e ottenne la soppressione. Corrado non si è comunque dato per vinto. E nel 1966 ha ritentato con la nota Tar, da collocare tra il Do e il Si, così viene fuori un bel “Do-Tar-Si”. Ma la FaReSol, ovvero la Fondazione Artistica REgine del SOLfeggio, ha fatto a suo tempo ricorso presso il Tribunale amministrativo del Lazio. E proprio poche settimane fa, dopo anni di dura battaglia, il ricorso è stato accettato. Così il Tar ha abolito la Tar.



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