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UNA GRANDE FAMIGLIA/ Cotroneo: una fiction di “scontri” e “abbracci” in cui riconoscersi

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Stefania Sandrelli e Gianni Cavina  Stefania Sandrelli e Gianni Cavina

Sono molto affezionato alla figura di Eleonora Rengoni, interpretata da Stefania Sandrelli, una madre coraggiosa e determinata, ma non priva di tenerezze e fragilità. Una donna che cerca di comprendere i suoi figli anche nel momento in cui prendono decisioni che lei non condivide e che combatte per tenere la famiglia unita anche quando il destino sembra volerla distruggere. È l’anima di questo racconto.

 

Parliamo del cast: sono tutti volti noti del cinema e della televisione. La definizione dei personaggi ha tenuto conto dei relativi interpreti oppure la scelta del cast è avvenuta dopo, a scrittura già completata?


Quando è stato scelto il cast la sceneggiatura era già stata scritta. La scelta degli attori è stata fatta principalmente da Riccardo Dilani - con cui avevo già condiviso l’avventura di Tutti pazzi per amore -, che allestisce casting specifici e particolari per ogni tipo di ruolo. Una volta scelti gli attori per ogni personaggio della fiction, abbiamo poi apportato variazioni alle rispettive sceneggiature di ogni ruolo tenendo conto delle caratteristiche di ogni attore: abbiamo adattato i copioni proprio “cucendo” addosso a ciascun interprete il proprio ruolo in modo che rendesse al massimo.

 

Leggendo le note di regia di Riccardo Milani, sembra che nella fiction fine emerga un'immagine positiva della famiglia, nonostante i drammi. Che importanza dà lei alla famiglia? Pensa che anche in un momento di crisi come quello attuale sia una forza, soprattutto in Italia in cui i valori familiari sono decisamente radicati?


Da scrittore di cinema e fiction ho affrontato diverse volte il tema della famiglia fin dagli esordi della mia carriera: credo che la famiglia rappresenti una realtà centrale sia a livello narrativo, sia da un punto di vista sociale e si rivela spesso, sia nella commedia che nella realtà, territorio di incontro di idee diverse. Occorre individuare attentamente che tipo di famiglia raccontare. Nel caso di Una grande famiglia abbiamo scelto un nucleo familiare in cui i fatti che accadono, le incomprensioni, i rapporti complessi e conflittuali e diverse personalità convivono; un racconto dove le idee, le posizioni di ciascuno vengono messe in discussione, il tutto sostenuto da una rete di affetto.

 

Lei è lo sceneggiatore di Tutti pazzi per amore. Una fiction di grande successo che forse racconta la famiglia in modo più scanzonato, e anche “sperimentale” da un punto di vista della scrittura, con un’interessante virata al musical. Com’è nata questa idea?


L’inserimento di questi inserti “musical” è avvenuto sin dall’inizio della lavorazione di questa serie. Carlo Bixio, il produttore di Publispei, desiderava portare al grande pubblico della Rai un prodotto che raccontasse la famiglia con un linguaggio diverso rispetto a quello usato fino a quel momento. Abbiamo quindi ideato nella messa in scena un piano di immaginazione e inserito nel racconto della quotidianità questi momenti di ballo e canto che sono stati apprezzati, sia dal pubblico che dagli attori, che si sono molto divertiti nel dare vita a queste performance. Questi inserti sono poi diventati un tratto stilistico che ha dato una forte connotazione al racconto.

 

Secondo lei, in che direzione sta andando la fiction italiana dal punto di vista della scrittura?



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