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BERNARDINI SOSTIENE CHE…/ L’antidoto al cinismo può scattare guardando un film

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Una scena del film Quasi amici  Una scena del film Quasi amici

Non era la sublime, ottusa e anestetizzante cretinaggine cui mi ero sottoposto con Battleship (dopo ogni puntata di Tv Talk, lo ammetto, mi sottopongo a una terapia decongestionante da adrenalina causa conduzione tv) ben testimoniato dal solito tweet a caldo:

 

- Dopo lunga giornata #tvtalk, mega intervallo di 131' decerebranti con “Battleship”, travolgente americanata

 

Ma nemmeno era la pettinatissima serata amarcord di Giletti per Mino Reitano sabato sera su Raiuno (basta vecchie glorie, pietà, ecc.) o il più raffinato remake di Nero Wolfe di Pannofino, Sermonti e Barbareschi (da seguire però: ha una cifra interessante).

Quel film, Quasi amici - Intouchables, aveva dentro qualcosa di semplicemente, miracolosamente bello, un po’ come il sorprendente racconto dei quattro anatroccoli portati alla Madonna della Misericordia dalla mamma di Roberto Benigni per chiedere la grazia di salvare il marito - il babbo di Roberto - in coma. E se per prima, davanti a questi piccoli miracoli, scatta in noi la solita manfrina dei “però”, dobbiamo rivedere qualcosa. Il veleno del cinismo che c’è in giro, forse, ha conquistato un po’ anche noi. Antidoti, antidoti, urgono subito antidoti.



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COMMENTI
17/04/2012 - E se invece.. (Marco Maccario)

..fosse semplicemente il fascino della speranza? Anche se questo fatto si scopre solo alla fine del film, fin dall'inizio è evidente - in qualche modo - che la storia è il racconto (magari romanzato, esagerato) di una storia vera. Se il successo del film fosse nel farci vedere la nostra speranza, il giorno che fossimo colpiti dalla povertà o dalla malattia, di poter avere qualcuno che ci riscatti alla gioia? E se fosse che per questo, si sia grati al narratore di averci affrancati dal quel "veleno del cinismo" che ci pesa, ma dal quale non riusciamo a liberarci con uno sforzo di volontà?