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BEL AMI/ Robert Pattinson da vampiro ad antieroe che rinuncia al vero "potere"

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Una scena del film Bel Ami  Una scena del film Bel Ami

È impossibile non riconoscere nella storia un richiamo al presente, nella facilità con cui il protagonista inganna il mondo e raggiunge i suoi obiettivi pur non avendo talento. Da grande scrittore, Maupassant ha saputo descrivere con lucidità i mali del suo tempo e svelare le deformazioni del sistema borghese. Considerate le vicende che ci hanno accompagnato negli ultimi anni, Bel Ami si rivela un personaggio di scottante attualità: parte del fascino del romanzo, infatti, deriva dall’analisi dei rapporti tra la stampa, la politica e gli affari, un aspetto che nel film è presente, ma (purtroppo) poco approfondito.

Non è mai facile prendere come protagonista un antieroe, qualcuno che sfugge alla “redenzione”, alla trasformazione positiva che di norma accompagna il personaggio principale. Georges non cambia; attraversa un momento buio, in cui si sente tradito e preso in giro, e ha un guizzo di umanità quando chiede a Clotilde perché continui a tornare da lui. Si ubriaca, si dispera quando sembra avere perso tutto. Ma poi si rialza e, con fredda determinazione, sceglie la sua nuova preda, consapevole che nulla, nemmeno la coscienza, nemmeno i rimorsi (se pure li prova) gli possono impedire di vivere come desidera.

E allora perché dovremmo seguire la sua storia? Per capire dove può portare la sete di riscatto e il disperato tentativo di sfuggire alla paura più grande dell’uomo, la morte. Per scoprire che, dietro la facciata del successo, spesso si nasconde il vuoto. E per comprendere che il prezzo da pagare è altissimo, perché Bel Ami, in fondo, suscita compassione. È un uomo infelice, che si nega l’unico vero traguardo che valga la pena di tagliare: l’amore vero.

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