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BERNARDINI SOSTIENE CHE…/ Maria di Nazaret e quella “invenzione” che mette da parte la retorica

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Una scena della fiction Maria di Nazaret  Una scena della fiction Maria di Nazaret

Io, invece, con assoluta insensibilità, avevo twittato a caldo davanti al cartello:

 

- Insolita nascita di Gesù, raccontata con mano lieve e misteriosa nella #Maria di Raiuno. Doppia narrazione con la storia della Maddalena

 

- #Maria nel film Lux Vide abbraccia il figlio Gesù ragazzino e ne pre-vede la passione: idea. Ma la dedica finale alle mamme non ci voleva

 

Ma una follower mamma mi ha subito rintuzzato:

 

Elisabetta Nuovo @MaxBernardini mi ha commosso tanto shhhhhh buona notte

 

Insomma, della tv larga, popolare, a grandi numeri, bisogna sempre ricordarsi che ogni intenzione o scelta artistica è dominata dalla palpabile evidenza dell’emozione suscitata. Che frutti porti, poi è questione ancora più grande e complicata. Perché noi siamo di una razza diversa, semplice e complicata al tempo stesso. A noi Maria di Nazaret commuove quando mette in scena le parole del Magnificat, raccontato come una pièce teatrale casalinga agli astanti nella dimora di Elisabetta e Zaccaria. E siamo gli stessi che poche sere prima si commuovevano alla Scala per la musica (non certo per l’intricatissima vicenda) della Die Frau ohne Schatten, La Donna senz’ombra, di Richard Strauss al Teatro alla Scala, ritorno a quella che era stata, nell’86, la prima abbacinante scoperta del teatro musicale del grande compositore monacense. Quella volta il merito era stato di Wolfgang Sawallisch, stavolta la tenuta musicale perfetta era firmata dal giovane Marc Albrecht. Non sappiamo dirvi davvero perché, ma la sapienza orchestrale, la condotta vocale estrema che sfianca ogni cast, la modernità mai invasiva del novecento straussiano restano una certezza.

Dubbi invece, ma forse perché siamo degli inguaribili snob, ce li ha messi la popolarissima messa in scena de Le allegre comari di Winsdor di Shakespeare, capitanata da un grande Leo Gullotta-Falstaff, che abbiamo raggiunto al Teatro Alfieri di Torino. Edizione assolutamente pop, dicevamo, per il gusto di un pubblico da tutto esaurito, con un pupazzone della barocca Queen Elizabeth a mò di scenografia e però una compagnia tutta, fra giovani e maturi interpreti, di sicuro mestiere e professionalità. Insomma, non teatro di regia innovativo, ma teatro a grande fruibilità popolare, col popolare Leo stravolto in ciccione grazie a pesantissimi lattici e costumi.

Teatro per la gente, per farla ridere e un po’ anche pensare, come ci ha detto Gullotta in uno squisito dopo teatro torinese che ce lo ha fatto amare ancora di più. Un uomo squisito, ospitale, d’altri tempi. Un teatrante solitario e molto per bene.



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COMMENTI
03/04/2012 - e la qualità? (Lizzi Elisabetta)

Non credo che essere cattolici voglia dire non valutare una fiction in maniera minimamente obiettiva. E' stata noiosa, ammiccante e piatta. La recitazione mediocre... Ma perché Bernardini non pubblica i twitter di critica, e le battute diovertenti che sono passate una via l'altra ieri e lunedì? Maria e la Maddalena sono archetipi che andrebbero rappresentati con qualità. Non invischiate in una melassa vischiosa, scontata e antistorica.

 
02/04/2012 - Concordo con quello che dice Bernardini. (claudia mazzola)

Bellissimo volto di Maria. Anche se io non sono mamma, ieri sera nella scena dove la Madonna ha partorito e tiene il Bimbo tra le braccia, ho detto con commozione a mio marito "Vedi, quel Bambino lì è anche il nostro" e pure lui si è commosso.