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MELANIA REA/ Pomeriggio 5: il racconto del testimone e l’esame del Dna dei due operai

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Salvatore Parolisi (Infophoto)  Salvatore Parolisi (Infophoto)

E proprio li sono stati i due operai macedoni, che potrebbero essersi trovati sul luogo proprio dove si sono perse le tracce della vittima. In studio vi è il supertestimone Alfredo Ranelli, che gestisce il chiosco vicino alle altalene dove Parolisi ha detto che Melania si era recata prima di non tornare più. Assieme a lui, Valentina Esposito, amica di Melania. Da Ascoli Piceno, la Borgia racconta come i due operai si siano sottoposti volontariamente al test, negando di aver visto nulla e dichiarandosi stanchi della pressione mediatica a cui sono sottoposti. L'inviata è assieme alla dottoressa Margherita Carlini(criminologa consulente della famiglia Rea), che racconta come le sue analisi abbiano rivelato una dipendenza psicologica pregressa di Melania, e anche la possibilità che la vittima sapesse di altri tradimenti con Ludovica, non solo un episodio sporadico. Tra i sostenitori dell'innocenza di Parolisi vi è Mario Adinolfi (direttore di "The Week"), che si pronuncia così: "Penso che dal punto di vista processuale l'iter non porterà alla dichiarazione di colpevolezza. Certo, qui non stiamo discutendo il titolo di marito dell'anno, ma da qui a dichiararlo assassino ce ne corre". Ranelli però ha subito un obiezione: "Perché allora non dire subito che non stava a Colle San Marco quel giorno?". Poi, sempre lui, racconta alcuni dettagli di quel giorno: "Per aprire il chiosco devo sempre passare dalle altalene dove Parolisi dice di essere stato. E li non c'era proprio nessuno, non è che posso dire che vi fosse qualcuno e sono stato tratto in errore: era vuoto, e posso dire con certezza che Parolisi, li, non vi fosse". Ma Adinolfi parla di prove processuali: "Non metto in dubbio la vostra parola, ma qui stiamo parlando di atti processuali, che allo stato attuale non condurranno ad alcuna condanna".



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