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THE LADY/ Coraggio e sacrificio in una donna che mette in "crisi" lo spettatore

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Una scena del film The Lady - L'amore per la libertà  Una scena del film The Lady - L'amore per la libertà

Personaggio, il suo, che probabilmente ci avrebbe messo in crisi anche se fosse stato di finzione. Ancor più potente, se si realizza che questa donna è in carne e ossa e che in tutto il suo essere minuta e gentile con sacrificio e perseveranza è riuscita a sfondare il muro dell’oppressione. O se non proprio a sfondare, quanto meno a far breccia. Consentendo al popolo birmano, pur nelle sevizie imposte dai militari, di vedersi aprire un varco verso la speranza.

Sin dal 1988, quando Suu Kyi tornò in Birmania. Con la fondazione della Lega Nazionale per la Democrazia, con i quasi vent’anni di arresti domiciliari cui il regime la costrinse. Con il Nobel per la Pace, riconosciutole nel 1991. Fino alle elezioni suppletive svoltesi questo 1° aprile e che le hanno consentito di guadagnare un posto in parlamento. Ovvero una finestra di maggiore visibilità per l’opposizione di fronte all’Usdp, espressione di un potere militare che si è convertito in civile.

A che prezzo, tutto ciò? Con anni di arresti domiciliari, senza poter vedere o sentire se non per una manciata di volte marito e figli. Di cui si è persa tutto. La malattia e la morte del marito Michael e l’adolescenza dei due ormai non più bambini. L’ottusaggine del regime che, invitatala ad andarsene, ha applicato pressione psicologica negando il visto ai familiari in Inghilterra e dandole la certezza che, se avesse varcato il confine birmano, si sarebbe lasciata per sempre alle spalle la sua lotta.

Eppure Aung San Suu Kyi è andata avanti. Senza voltarsi. Sarebbe riuscita a farlo se non avesse potuto contare sull’appoggio e l’amore dei suoi? Il suo è un personaggio di fronte a cui si può provare un senso di inadeguatezza e che procura dolore al cuore. Quanti scappano di fronte a scelte meno complesse? Per comodità.

Il film di Besson ha il merito di rendere perfettamente il grande senso di umanità, amore e coraggio di Suu Kyi. Della necessità, che a volte le circostanze impongono, di andare avanti nonostante tutto. Consapevoli che ogni scelta comporta un sacrificio. Besson non parla di questa donna in maniera plateale o retorica, ma dando il senso del dolore che queste vite hanno attraversato. Tutto per un ideale. Non per vezzo e capricci. È questo che rende grande e di valore una scelta. Un ideale. E non è necessario si tratti di lottare per la libertà della Birmania.



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