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IL PRIMO UOMO/ Un film che punta dritto al cuore di Camus (e di tutti noi)

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Una scena del film Il primo uomo  Una scena del film Il primo uomo

Come ci testimonia il commovente reincontro con il maestro elementare Germain Louis a cui Camus scrisse nei giorni del Nobel: “Quando mi è giunta la notizia, il mio primo pensiero, dopo che per mia madre, è stato per lei” [...] “senza di lei, senza quella mano affettuosa che lei tese a quel bambino povero che ero io, senza il suo insegnamento e il suo esempio, non ci sarebbe nulla di tutto questo”.Nel conflitto che esplode intorno ma anche dentro i legami, come quello tra un padre arabo e figlio terrorista, è questo il senso profondo della famosa frase: “tra la giustizia e mia madre, io scelgo mia madre!”. Utopia camusiana - consapevolezza dell’assurdo, dell’impossibilità di fondere desiderio e vita -che lo rende di per sé un sublime straniero.

Molti dei dialoghi tra il bambino e la madre, a detta dello stesso regista/sceneggiatore, sono delle immedesimazioni di Amelio, coi suoi ricordi nella Calabria degli anni ’50 - molto bello il “chi sono i poveri?”. “siamo noi” risponde la madre”, “ah, allora va tutto bene” -, il suo rapporto con il mondo adulto, con il bene e con il male. La parte dedicata all’infanzia dello scrittore Jean Cormery è il film “alla Gianni Amelio”, pieno di piccoli momenti di vita e atti che segnano una crescita. Mentre la parte dedicata a Cormery adulto che torna in Algeria in piena lotta di liberazione è il film dedicato alla figura storica, all’uomo in rivolta.

Questo film è un’occasione senza dubbio di avvicinarsi a Camus, al suo punto profondo, attraverso quel vertice espresso nel Il Primo uomo e c’è da essere grati ad Amelio che ce lo consegna attraverso una narrazione profonda di sguardi, ritmo, colori, davvero magistrali e intensi. Colpisce il grande silenzio che regna nel film, che rivela una presenza, palpabile, segno del contraccolpo su di sé dell’esserci dell’altro, del suo dirsi, e possiamo immaginare intorno il frastuono della “fama” che precedeva Camus ovunque andasse - era famosissimo - e di quel tempo dove i giornali erano potentemente la voce dei pensieri e delle ideologie.

Stessa cosa per i dialoghi - sono forse 15 minuti sui 98 della durata del film: non c’è mai un parlato che sia un parlare tra sé, cosa straordinaria e controcorrente per rendere un libro che nasce dalla memoria. Forse proprio indicazione del fatto che la memoria è proprio quell’avvenimento del divenire presente di fatti di cui uno vive ora.



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