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IL PRIMO UOMO/ 2. Da Camus a Rossellini, un film che "ritrova" la memoria

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Una scena de Il primo uomo  Una scena de Il primo uomo

È lei la stella polare (e su di lei infatti si chiude) di un film che vaga tra racconto di formazione - la parte adulta - e avventura attraverso la crescita - la parte bambina, quella più cara ad Amelio e quella più bella -, che scava nella memoria con tocco commovente attraverso i personaggi, i loro rapporti, i loro gesti: un cinema, e un film, che come si diceva guarda a Rossellini, attraverso una costruzione registica e immagini non più evidenti di quanto serva a comunicare allo spettatore, limpido fino a sfiorare la didascalia (i dialoghi politici possono apparire goffi), pudico e per questo toccante.

Amelio continua a raccontare la storia tramite i legami familiari, con le corde più intime dell'animo umano, e sa renderli visibili grazie a un tatto straordinario che si rispecchia nei suoi attori: di Sansa e Sola abbiamo detto, Jacques Gamblin e il suo piccolo alter ego Nino Jouglet sono immagini precise e volti tesi, Denis Podalydes è il sole di una speranza impossibile ma mai doma. Come mai domo è il desiderio di Amelio di realizzare un cinema grande, ampio, universale con gli attrezzi della geografia umana: anche stavolta, c'è riuscito.



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