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PRESADIRETTA/ A un anno dalla rivoluzione e a sei mesi dalla morte di Gheddafi, lo “Speciale Libia”. 2 aprile 2012

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Riccardo Iacona  Riccardo Iacona

Queste sono state ritirate dal centro della città e si trovano ora presso i consigli militari, perché i rivoluzionari le hanno consegnate. Il futuro della Libia dipende dal disarmo delle milizie e il progetto è quello di riassorbire migliaia di combattenti nell'esercito statale, così da passare da una rivoluzione ad un nuovo Stato. I lavoratori pubblici del porto chiedono però di tornare a lavorare e vogliono che i loro uffici vengano liberati. Gli stipendi vengono loro pagati regolarmente e da questo punto di vista non ci sono problemi, ma quello che vogliono queste persone è lavorare per ricostruire la Libia. Entrando a Tripoli ci si rende conto infatti che basterebbe davvero poco per ricominciare. Qui esiste infatti una classe media che non vede l'ora di lasciarsi alle spalle per sempre la guerra. Ma non mancano neanche i quartieri più poveri, abitati dagli immigrati che lavoravano nei tanti cantieri ora fermi proprio perché questi immigrati se ne sono tornati a casa. Si parla poi dei respingimenti. Ora che c'è stata la nuova sentenza, infatti, sarà vietato effettuare dei respingimenti. Monti ha detto che si tratta di una sentenza importante e la Cancellieri ha dichiarato che ora occorrerà darle applicazione. Dovranno essere anche rivisti gli accordi tra il Governo Italiano e quello libico. Senza dubbio le persone che venivano verso l'Italia scappavano da Gheddafi e non avevano nulla da perdere, quindi erano pronti a tutto. E' stato realizzato anche un film sull'argomento, che si intitola "Mare Chiuso". Ora si spera che si indaghi sulla morte delle molte persone che non si sa che fine abbiano fatto e la cui imbarcazione è stata forse attaccata. Si parla di quasi 400 persone morte e i familiari di queste persone vorrebbero che qualcuno li aiutasse a capire cosa è successo.
Ma come stanno gli immigrati che vivono in Libia? La maggior parte di essi sta bene, ha una casa, e non pensa affatto alla possibilità di arrivare in Italia. Una donna dice che faceva le pulizie per una famiglia di libici che l'ha ospitata durante la guerra. Ora però ci sono problemi di sicurezza perché si può essere aggrediti, anche mentre si cammina per strada e molti così hanno deciso di emigrare. Arrivati in Italia, essi hanno però trovato una vita che non era quella che si aspettavano, chiusi nei centri e senza avere un lavoro.



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