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PRESADIRETTA/ A un anno dalla rivoluzione e a sei mesi dalla morte di Gheddafi, lo “Speciale Libia”. 2 aprile 2012

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Riccardo Iacona  Riccardo Iacona

Riassunto Presa diretta “Speciale Libia” del 2 aprile 2012 -  La puntata andata in onda ieri sera di Presa Diretta si è occupata della Libia, in una puntata speciale dedicata all'approfondimento della situazione ad un anno dalla rivoluzione. L'Italia al momento dello scoppio della guerra era il primo partner commerciale della Libia, ma investimenti nello stato nord africano li avevano anche l'Inghilterra e la Germania. Si parla di centinaia di miliardi investiti ogni anno. Alberto Negri, inviato del Sole 24 Ore, dice che bisogna capire perché questi partner economici abbiano deciso ad un certo punto di bombardare Gheddafi. Negri ricorda che a molte persone dopo la rivolta erano stati portati via i passaporti e quindi non avevano la possibilità di fuggire, mentre Manolo Luppichini ha girato alcune immagini in una prigione alle porte di Tripoli, dove Gheddafi teneva i suoi avversari politici. Qui nel giugno del 1996 egli fece uccidere ben 1200 detenuti politici. Del resto il dittatore non faceva differenza tra reati politici, religiosi o ideologici, come racconta un testimone, l'avvocato dei familiari delle vittime, che è stato anche lui imprigionato. E alla gente disarmata che protestava per chiederne la liberazione, i miliziani di Gheddafi rispondevano sparando delle raffiche. Da Twitter arrivano molti commenti di persone che si dicono molto arrabbiate soprattutto dei rapporti dell'Italia con la Libia, del fatto che in sostanza è come se Gheddafi abbia pagato il silenzio degli Stati, anche sui respingimenti. In studio si torna dunque a parlare della guerra e Alessio Genovese racconta di quando è stata occupata la città di Misurata e dei tanti abusi ai danni di tutte le donne. Del resto è adesso in atto un processo di riconciliazione del Paese che non è certo facile. Ed è proprio una ragazza di Misurata a parlare degli stupri e a spiegare come la gente preferisca addirittura pensare che nulla sia successo, piuttosto che ammetterlo. Niente soldi e niente lavoro: Gheddafi e la rivoluzione sono la stessa cosa, perché come Gheddafi diceva "presto arriveranno i soldi", la stessa cosa dicono ora i ribelli e le cose non cambiano mai. A raccontare questo è un uomo, il quale porta l'inviato nella sua casa e gli fa conoscere i membri della sua famiglia. Una donna dice di avere paura dei ribelli e che anche i bambini sono spaventati. Tra i militari ci sono contadini, ingegneri, persone provenienti dai settori più disparati che quando sarà finito tutto, dicono, torneranno alle loro normali attività. In carcere sono detenuti coloro che sono considerati amici di Gheddafi, che chiedono di essere liberati perché la maggior parte di loro afferma di non aver commesso alcun reato. Qualcuno è stato preso per strada e dice di non sapere neanche perché è stato arrestato così, all'improvviso. In tutto si parla di almeno 15.000 tra morti e dispersi, anche se dei numeri esatti ancora non sono disponibili. La preoccupazione principale della classe media libica è al momento il tema delle armi. 



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