BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ROBINSON/ Marco Travaglio e Francesco Speroni e il futuro della Lega. Daverio e L'Aquila post terremoto

Pubblicazione:

Luisella Costamagna e Antonio Cornacchione (Foto Infophoto)  Luisella Costamagna e Antonio Cornacchione (Foto Infophoto)

Robinson. Marco Travaglio e Francesco Speroni e il futuro della Lega. Daverio e L'Aquila post terremoto.  Luisella Costamagna alle prese con la puntata andata in onda nel suo programma dal vario e ampio contenitore: un po' talk show, un po' satira. La puntata andata in onda ieri sera venerdì 6 aprile si apre, come di consueto, con il blob di Robinson questa sera dedicato interamente alla storia di Bossi nella Lega. Segue il siparietto comico di Antonio Cornacchione, che per l'occasione è vestito da Alberto da Giussano, il personaggio leggendario del XII secolo preso come simbolo elettorale dalla Lega Lombarda prima e dalla Lega Nord dopo. Gli argomenti principali dell'intera puntata saranno essenzialmente due: la tempesta di scandali che in questi giorni sta investendo la Lega Nord e L'Aquila tre anni dopo il terremoto.
La presentatrice Luisella Costamagna tenta di fare il punto della situazione sulle inchieste che hanno investito la Lega, e lo fa con l'aiuto del vicedirettore del quotidiano "Il Foglio" Marco Travaglio, con Lanfranco Pace, giornalista de "Il Giornale" e con l'europarlamentare della Lega Francesco Speroni in collegamento da Milano.  Inoltre in collegamento dalla sezione storica della Lega Nord di Brescia, con il giornalista Domenico Iannaccone, vi è una rappresentanza di militanti padani che partecipa attivamente al dibattito, il loro slogan è "Duri per durare", un modo per ricordare a tutti che la Lega c'è e ci sarà. Ovviamente lo stato d'animo che prevale è quello di una profonda tristezza accompagnato da una forte amarezza, comunque il pensiero che sembra accomunare la maggior parte della rappresentanza bresciana è quello secondo il quale l'onorevole Umberto Bossi abbia pagato per tutti, non lo ritengono il vero colpevole e l'unica colpa che possono attribuirgli è quella di non essere stato in grado di vigilare sull'operato da un po' di anni a questa,parte precisamente dal 2004, anno in cui Bossi si è ammalato. Viene inoltre mostrata una clip riguardante le reazioni a caldo all'accaduto di alcuni militanti di Radio Padania e si scorgono subito, fra i diversi pareri, due anime ben distinte della Lega: chi sta con Bossi e chi invece con Maroni. Il tema dei rimborsi elettorali gestiti con opacità dai partiti si fa scottante, così arriva a risollevare gli animi una simpaticissima trasposizione in musica da parte di Sora Cesira del periodo che sta vivendo la Lega in questi giorni, di "Montagne verdi" di Marcella Bella intitolata per l'occasione "Camicie Verdi".  La presentatrice fa notare che a questo sketch hanno riso tutti tranne Francesco Speroni, chissà perché... Dopo pochi minuti tornerà sulla scena un Antonio Cornacchione commosso, dispiaciuto per le sorti toccate al povero "Senatùr" e la fa ovviamente con la sua solita verve comica. Dopo lo sketch di Cornacchione si cambia argomento e si passa a parlare della situazione attuale de L'Aquila a distanza di tre anni dal tragico avvenimento che provocò la morte di 309 persone. Per fare un po' il punto della situazione sulla ricostruzione della città sono stati invitati lo storico e critico d'arte Philippe Daverio e in collegamento da Milano Stefano Zurlo, giornalista e cronista di giudiziaria de "Il Giornale".  Inoltre in collegamento direttamente da L'Aquila troviamo il giornalista e scrittore Flavio Soriga con una rappresentanza di giovani abruzzesi e la squadra di rugby dell'Aquila, veri testimoni dell'accaduto e della situazione nella quale tergiversa la città. Le idee dei due ospiti Stefano Zurlo e Philippe Daverio sono un po' agli antipodi. Mentre il giornalista e cronista di giudiziaria parla con toni quasi "entusiastici" della ricostruzione, nella fattispecie descrive le cosiddette "New Town" come dignitosissimi quartieri, lo storico e critico d'arte le paragona a piccoli campi di concentramento senza filo spinato. 



  PAG. SUCC. >