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SANTORO IN RAI/ Bernardini (Tv talk): vi spiego perché sarebbe un buon direttore di rete

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Santoro e Freccero (Infophoto)  Santoro e Freccero (Infophoto)

In questa posizione oscillerebbe fra lo sprecato e l’inadatto. Anche perché, in Italia, un ruolo del genere in Rai, è prigioniero di un rapporto con la politica più che un vero manager televisivo. A differenza degli altri paesi, ad esempio in Spagna o nel Regno Unito, dove il servizio pubblico ha sempre un rapporto organico con la politica, il dg è sempre un uomo che viene dal mercato e che non vive continuamente sotto la pressione dei partiti. L’Italia rappresenta un’anomalia che poco si adatta a Santoro che, come sappiamo, è abbastanza avulso dalle logiche di partito.

Secondo lei, garantirebbe la pluralità dell’informazione?

A mio parere sarebbe bilanciato, anzi. Santoro rappresenterebbe un’operazione molto astuta. Mentre il Santoro che è garante solo di se stesso e detentore del proprio talk show possiede una certa faziosità, il Santoro-dirigente non se la potrebbe permettere perché sarebbe obbligato a dar voce a tutti. Vorrei, però, fare un ragionamento più esteso.

Prego.

C’è un aspetto interessante sulla scia di questa provocazione. Dalla fine di marzo il consiglio d’amministrazione della Rai sarebbe, come da statuto, già scaduto. Il meccanismo della nomina dei nuovi organismi non è trasparente: la commissione di vigilanza parlamentare che nomina una parte del CDA che a sua volta elegge il direttore generale. Ci si rende conto che questo meccanismo non è trasparente poiché non c’è una lista di candidati ma più che altro i maneggi della politica? Santoro, con la sua provocazione, ha sollevato il problema poiché chiede che si parta dai curricula e non dalle investiture.

Lei giudica un caso che la proposta di Santoro sia avvenuta durante un governo “tecnico” e che basa il suo esecutivo sul ruolo e non sul nome?

Certamente. I vari ministri sono stati nominati in base al curriculum e al loro background e la Rai, maggiore azienda culturale del Paese, deve essere nominata con lo stesso criterio. Voglio ricordare che prima dell’attuale Direttore Generale, Lorenza Lei, è stato nominata una persona che non aveva la più pallida idea di quali fossero i meccanismi televisivi e il suo curriculum non comprendeva nemmeno un’esperienza nel piccolo schermo.  

Santoro a parte, questo Governo riuscirà a “spartitizzare” le nomine ai vertici della Tv pubblica?

Non mi faccio delle illusioni, ma sarebbe bellissimo. C’è una stortura di fondo nella governance della Rai che continua a essere legata alla politica e costituiamo un caso unico al mondo. La Commissione di Vigilanza Rai è formata da parlamentari che si riunisce solo per controllare e scannerizzare i programmi e questo esiste solo nel nostro Paese. O perlomeno in nessuna democrazia europea occidentale.

Quindi, auspica una pulizia dalla base?



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