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THE AVENGERS/ Un film tra i supereroi per scoprire il “potere” che fa vincere

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Una scena del film The Avengers  Una scena del film The Avengers

Tra equilibri instabili. Soprattutto nel tentativo, paradossalmente, di non far arrabbiare il professor Banner. Perché altrimenti sono guai. E Loki, che nella sua smania di potere vede lontano, sa che Banner/Hulk è una mina vagante all’interno di un gruppo disunito da troppe prime donne. La motivazione, però, quando non è ancora troppo tardi, arriva. “Se non salveremo la Terra, almeno la vendicheremo”. Parola di Stark/Iron Man, che, nel suo profondo ma salvifico egocentrismo, prende in mano la situazione. Pronunciando la parola giusta. Vendetta.

Questi supereroi si trasformano, così, in una squadra. Mantenendo ciascuno la propria peculiarità e, anzi, mettendola al servizio del bene comune. Che qui vuol dire impedire a Loki di diventare sovrano del nostro mondo, ma anche, e soprattutto, segnare un punto a favore della Terra. Per far capire agli altri mondi possibili che anche noi sappiamo difenderci e che la prossima volta che ci sarà un attacco saremo pronti a far fronte a qualsiasi minaccia.

Non è un inno alla guerra, questo. Ma, se facciamo caso al fatto che i personaggi dei supereroi sono nati in periodi di indulgenti conflitti (Captain America nel 1941, tutti gli altri tra il 1962 e il 1964, anni di Guerra fredda) e in cui bisognava sperare e convincersi del fatto che tutto sarebbe andato bene, allora si capirà che I Vendicatori, così come il fumetto originario, si ponga come un incitamento a credere che qualsiasi cosa accadrà, ci sarà sempre qualcuno pronto a salvarci. Costi quel che costi.

In fondo anche i supereroi erano uomini. Poi hanno indossato una maschera - che li protegge dal male - e lasciato da parte le fragilità umane.



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