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QUELLO CHE (NON) HO/ Prima puntata: Fazio,Saviano e il valore evocativo della parola (video). 14 maggio 2012

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Quello che (non) ho, riassunto prima puntata (video) – E’ andata in onda ieri sera la prima delle tre puntate totali di “Quello che (non) ho”, programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano su La7. In loro compagnia ci sono anche l’immancabile Luciana Littizzetto, Pierfrancesco Favino ed Elisa. Si parte alle ore 21 esatte con Fazio che recita una filastrocca di Gianni Rodari sulle parole. Il conduttore saluta poi Dori Ghezzi in studio, e ringrazia La 7 per l’ospitalità. Entra Roberto Saviano, che ricorda la parola “interloquire” e lo scandalo che scatenò a “Vieni via con me” quando l’aveva usata per dire che la ‘ndrangheta (uno dei migliori moltiplicatori di introiti) interloquiva con i partiti, tra cui anche la Lega Nord. Maroni ne fu indignatissimo e, a distanza di un anno, quell’indignazione sembra ora fuori luogo, alla luce delle recenti vicende. Prima ospite della puntata è la scrittrice iraniana Alila Azam Zanganeh, che racconta la parola “bacio” e la sua indecenza in un paese come l’Iran. Poi entra Cesare Moreno, un maestro di strada che ha scelto di impegnarsi nelle periferie di Napoli per i raccogliere i ragazzi che non vanno a scuola, e ci racconta la parola “sputo”, una parola da scugnizzi. Ecco poi il primo intervento di Pierfrancesco Favino, che legge una lettera alla figlia che sta per avere, in cui elenca tutte le belle parole che spera incontrerà durante la sua vita. Gli risponde Fazio, che elenca le parole che spera la bambina non dovrà mai incontrare (burlesque, apericena...). Primo stacco musicale, con Elisa che esegue la cover di “Father and son” di Cat Stevens. Dopo la cantante arriva il primo monologo di Roberto Saviano, su crisi economica e suicidi. Dopo la pubblicità arriva invece Luciana Littizzetto, con un intervento divertente sulla parola "Donne" che termina con una condanna alla violenza sulle donne e al femminicidio, mentre il secondo intervento musicale è firmato da Rafael Gualazzi con "Summertime". Pupi Avati porta la parola "sempre", una parola enorme, irragionevole e sacra, che restituisce all’immaginazione il ruolo che ha avuto nell'infanzia. Ricorre nell’eloquio dei bambini dei vecchi e dei bugiardi. A seguire in collegamento video Carlo Petrini dal palazzo delle Nazioni Unite a New York: la parola è "terra", una parola oggi tanto maltrattata. Nuovo intervento in studio di Favino, che interpreta Gargantuà. A seguire, Ermanno Rea con l’ entusiasmo dell' "impossibile" e Massimo Gramellini che porta la parola "forza", riferendosi ad Hannelore Kraft come il simbolo della nuova Germania e forse della nuova Europa. 



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