BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

QUELLO CHE (NON) HO/ Quel “virus” che rovina la tv di Fazio e Saviano

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Roberto Saviano nella seconda puntata di Quello che (non) ho  Roberto Saviano nella seconda puntata di Quello che (non) ho

Paradossalmente, i momenti emotivamente e televisivamente più suggestivi rischiano di essere proprio quelli in cui non si parla ma si canta: le due esibizioni di Elisa (Father and son di Cat Stevens e la splendida One degli U2), e le coreografie sui brani di Simon & Garfunkel e Bob Dylan.
Per il resto serpeggia il virus del complesso di superiorità - noi siamo la parte migliore del Paese e adesso vi diciamo come si sta al mondo - con tutti i suoi derivati, difficilissimi da dissimulare. Come, per esempio, il narcisismo intellettuale di Nicola Piovani, che illustra la parola "stupore" cominciando così: "Nella sceneggiatura de La voce della luna, ultimo film di Federico Fellini" per il quale lui ha composto la colonna sonora... Oppure la pedagogia politica e civile di Ettore Scola, veneratissimo maestro della cinefilia éngagé, che parte con un ricordo d'infanzia legato alla parola "quaderno" che sembra un'affettuosa nostalgia nell'èra digitale, ma alla fine va a parare sui "Quaderni del carcere" di Gramsci.
O, infine, il moralismo camuffato di Luciana Littizzetto che sciorina tutte le declinazioni della parola "stronzo" per saldare alcuni conti personali, concludendo con un'esortazione ad accettare l'handicap e a respingere la chirurgia estetica. Ma qui siamo improvvisamente precipitati a "Che tempo che fa"...
Per carità, con la televisione che domina di questi tempi soprattutto nelle reti generaliste, possiamo pure confrontarci con il rito della premiata ditta Fazio & Saviano. Ma il sovradosaggio e la concentrazione in tre giorni, quasi un ritiro spirituale, rischiano di provocare il rigetto.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.