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HO VINTO IO/ Vent'anni dopo l'uccisione di Falcone e Borsellino, il documentario per ricordare quei tragici eventi. 21 maggio 2012

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La donna poi si interroga seduta a una sedia: "Ma chi sono questi mafiosi? Che aspetto hanno? Me lo chiesi anche quel giorno davanti alla bara, quando avevo accanto il giudice Borsellino. E lui mi rispose che i mafiosi non li riconosci, perché sembrano più puliti delle gente normale. Allora gli chiesi se potessero essere anche li. Lui rispose di si, che i mafiosi di solito, quando ammazzano, si nascondono dietro il feretro della bara delle vittime". Tornando alla casa di Totò Riina, la donna continua a raccontare, rivolgendo le parole a loro: "Era stupenda la villa, grande. Ma era lo stesso uno schifo. Vivevate qui dentro in gabbia, attorno a voi solo palazzi. E casseforti, guarda un po' ". Nelle sue parole, come racconta Cavallaro, c'è la rabbia verso quella giustizia che non ha avuto il coraggio di stanarlo quando, nella villa, il boss godeva delle sue ricchezze derivate dalla morte degli altri. E continuando, la donna dirà: "La moglie aveva addirittura due cucine: io con Vito non ne ho vissuta neanche una. Mi chiedo se lei, quando cucinava, si chiedeva cosa facesse il marito. Questa villa, comunque, non glie l'ha data Dio, ma Satana". La rabbia della donna esplode contro lo Stato, mentre, guardando le mura del palazzo di giustizia di Palermo, racconta: "Li hanno lasciati da soli". Cavallaro racconta come Rocco Chinnici, capo del pool di procuratori antimafia nel 1983, avesse avvertito la sconfitta ben prima della morte di Falcone: "Aveva già capito che la mafia veniva dall'interno del palazzo di giustizia stesso". Continuando a ripercorrere le immagini di quel tragico giorno, la donna ricorda i momenti peggiori, quelli in cui un amico, che aveva già capito che Vito potesse essere tra le vittime, chiamò la donna per domandare se lei ne sapesse di più: "Mi disse che avevano fatto un attentato a giovanni Falcone. Mi diressi alla caserma e mi assicurarono che stava bene: non mi fidai, ed ebbi ragione". E alla fine, le parole della donna sono ricche di significati: "Io ho ricostruito dopo tanti anni la mia famiglia. Ma la differenza tra la mia famiglia e la loro, è che io l'ho rimessa in piedi col dolore, la mafia l'ha imbrattata col sangue". Ora la donna, come racconta al reparto scorte, si è unita a un maresciallo delle guarda di finanza, alla quale anche il figlio si è legato molto. Le ultime parole sono proprio dal ragazzo, Antonino Emanuele, che dall'accademia della Guardia di Finanza legge una lettera della madre: "Vorrei spiegarti cos'é la mafia, ma vorrei capirlo bene anche io. Ho parlato con tante persone, ed ho capito una cosa: non potremo mai darci per vinti se non scopriremo la risposta".



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