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HUNGER GAMES/ Tecnica, cast e azione in un film che resta senza "cuore"

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Una scena del film Hunger games  Una scena del film Hunger games

La pellicola è stata accusata di scarsa originalità e di aver rubato qua e là, in primis dal film giapponese Battle Royale, anch’esso di matrice letteraria. In effetti, Hunger Games è un calderone in cui i riferimenti si sprecano, ma se gli spunti sono rielaborati in maniera efficace, poggiando su una sceneggiatura solida, poco male. Il problema, semmai, sta nella struttura poco equilibrata: l’inizio è quasi folgorante, catapulta lo spettatore in una realtà suggestiva e inquietante al tempo stesso e pone le basi per un ottimo sviluppo centrale. È però proprio il cuore del film, la sfida mortale nel bosco, a risultare più debole: avvincente in prima battuta, soffre di una monotonia crescente e di alcune scelte un po’ ovvie, per culminare in un finale che definire frettoloso è poco.

Hunger Games è un prodotto ambizioso che non vuole essere esclusivamente commerciale senza rinunciare però al grande pubblico, ma proprio per questo rischia di faticare a trovare un vero apprezzamento: non è abbastanza ruffiano per fare impazzire le teenagers, né sufficientemente coraggioso e fuori dagli schemi per divenire un film di culto e conquistare il pubblico più esigente.

Resta comunque un prodotto confezionato ottimamente e in grado di offrire un intrattenimento di qualità, avendo dalla sua anche un cast di tutto rispetto che comprende, oltre all’impeccabile protagonista e al già citato Tucci, anche Elizabeth Banks, Woody Harrelson, Wes Bentley, Lenny Kravitz e Donald Sutherland.

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