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COLORADO 'STO CLASSICO/ Si comincia con Pinocchio: il talk show nella balena e la fatina petulante (video). 8 maggio 2012

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Paolo Ruffini (foto InfoPhoto)  Paolo Ruffini (foto InfoPhoto)

Colorado Sto Classico, riassunto puntata dell’8 maggio 2012 - Nella puntata andata in onda ieri sera, Colorado ha dato il via alla cosiddetta serie "Sto Classico", dove vengono riprese e rielaborate alcune fiabe famose: si alterneranno, nel ruolo dei protagonisti della fiaba, Dino Abbrescia (Mastro Ciliegia), Gianluca Fubelli (Pinocchio), Biagio Izzo (Geppetto), Chiara Francini (Fata Turchina), Panpers (il Gatto e la Volpe), Gabri Gabra (Lucignolo), Laura Magni (Giudice), Francesco Pannofino (Mangiafuoco), Paolo Ruffini (Grillo Parlante), Gianluca Impastato (Pappagallo), Stefano Vogogna (Contadino), Pino e gli Anticorpi (tre Carabinieri) e Selvaggia Lucarelli (che interpreta una stilista). Come si nota sin dall'inizio della trasmissione, anche le coreografie e lo studio televisivo sono rimessi a nuovo per l'occasione. Il "monocolo" iniziale spetta a "Mimmo Cordero di Montezemolo"(Domenico Raffaele, aljas Dj Angelo). La storia quindi può iniziare, e parte un particolare talk show che si svolge all'interno della "balena", dove troviamo Biagio Izzo nei panni di Geppetto, che incontra Mastro Ciliegia. Il falegname, nonostante le sue idee innovative come "i mobili che la gente si monta da soli", verrà licenziato. Ma Mastro Ciliegia gli ruberà le idee, e Geppetto si ritroverà a creare Pinocchio (Fubelli), che dopo aver controbattuto un po' il suo dubbio nome (per via di “paurose” assonanze), si troverà a vagare per il paese fuggendo dal padre. Ma durante l'inseguimento, i due incontreranno tre Carabinieri noti, dal caratteristico accento sardo e dai modi bruschi, che porteranno via Geppetto. Tornato a casa alquanto affamato, l'omino (si fa per dire) di legno troverà il Grillo Parlante, nato, a suo dire, da un incrocio tra due razze superiori. Ad ogni modo, il grillo tenterà di instradare il ragazzo sulla retta via, invano. E la storia non manca di tingersi in stile musical, con tanto di corpo di ballo di Colorado. Ma si sa, cantare e ballare non riempie la pancia, e cosi continuerà il vagare di Pinocchio. Ma girando alla ricerca di avventure, l'eroe giungerà nella locanda di Mangiafuoco (che ammetterà di chiamarsi Attilio Bevilacqua), dove attirato da una esibizione di burlesque di una signorina provocante (la stilista), si caccerà nei guai distruggendo il locale in un moto d'euforia. Ma la sventura farà impietosire il cattivo locandiere (dal cuore tenero), che regalerà lui dei soldi. E Geppetto, uscito dal carcere, si metterà sulle sue tracce. Ma prima di lui, il "burattino" incontrerà il Gatto e la Volpe (anche quest'ultima ammetterà di fare Pirlo di cognome), che lo convinceranno a investire gli ultimi soldi in suo possesso in una banca di dubbia convenienza: quella dell'albero dei miracoli. E a nulla serviranno le raccomandazioni del Grillo parlante, col suo proverbio "l'abito non fa il monaco": Pinocchio non lo ascolterà, anche perché è ormai convinto che l'insetto porti sfiga. Dopo essersi sbizzarrito in un rap con balletto a seguito, il grillo esce dalle scene. Quanto al protagonista della storia, rincontrerà la coppia di sgangherati truffatori vestiti da furfanti. Ma Pinocchio riflette: "Se l'abito non fa il monaco, allora voi che siete vestiti da ladri non siete ladri". Ad ogni modo, il Gatto e la Volpe aggrediranno il burattino, che nasconde le monete nella bocca, e lo impiccheranno, dimenticando di farlo per il collo: lo appenderanno infatti a testa in giù, chiedendosi come mai non apra la bocca. Poi, verranno messi in fuga dalla Fata turchina, che lo porterà a casa sua estasiato. 



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