Cinema, Televisione e Media
mercoledì 13 giugno 2012
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Semplicemente incantevole. Il film, che nella sua dolce lentezza permette di sfiorare la fragilità di Marilyn. Michelle Williams, brava - anche se non perfetta come la Monroe - a fermare il tempo e a bucare d’amore lo schermo e lo sguardo di tutti, proprio come sapeva fare lei. A cinquant’anni dalla morte dell’attrice, Simon Curtis celebra l’essenza della diva con un film biografico che non intende raccontare solo il mito Marilyn Monroe, ma il punto - e il modo - in cui Norma Jeane Baker e Marilyn Monroe si sono incontrate. Permettendo alla donna di trasformarsi in mito. E sottolineando che sì, è il “mito Marilyn” ad aver sfondato il grande schermo e gli obiettivi fotografici. Ma è solo il cuore di Norma Jeane ad aver dato anima alla leggendaria Monroe. Ad averla resa quello che è.
Per cui, è doveroso ammetterlo, si può tentare di criticare la performance attoriale di Michelle Williams, un tantino impacciata nelle prime scene e lontana dall’inconsapevole malizia che le movenze della Diva conquistavano nel loro ondeggiare. Vien da chiedersi, però, se ci sia un’attrice in grado di interpretare ciò che è inimitabile. Quindi, seppur con qualche sbavatura, un plauso alla Williams, convincente soprattutto nel rendere concreta e palpabile la fragilità di Norma Jeane.
Perché è questo il punto. Il cuore della storia. E la scelta del regista di render su pellicola ciò che Colin Clark - all’epoca giovane addetto al guardaroba - affidò alla carta nel suo libro My week with Marilyn è quanto mai azzeccata e ben riuscita. Per diverse ragioni. Perché il film abbraccia e condivide l’aspetto, raccontato dal libro, più personale e intimo di Marilyn. E perché lo fa attraverso lo sguardo giovane e puro di Colin, chiave d’accesso a questa vicenda, ambientata, come già il libro, nel 1956 sul set inglese de Il Principe e la Ballerina. Dove il giovane Colin Clark (Eddie Redmayne) arriva, fresco di studi, desideroso di lavorare nel mondo del cinema. E così, dopo varie ed efficaci insistenze, Sir Laurence Olivier (Kenneth Branagh) gli affida dapprima solo il ruolo di terzo aiuto regista. Poi, quando le riprese rallentano a causa dei “capricci” di Marilyn, l’importantissimo compito di stare accanto all’attrice. Soprattutto dopo la partenza - inattesa - per gli Usa di Arthur Miller, sposo della Monroe da appena tre settimane.
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