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IL PESCATORE DI SOGNI/ Hallstrom e una folle "fiaba" sulla pesca

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Una scena del film Il pescatore di sogni  Una scena del film Il pescatore di sogni

Il mite e iper-razionale Alfred Jones (Ewan Mcgregor), scienziato inglese esperto di ittica, crede di essere vittima di uno scherzo quando riceve via mail la proposta di prendere parte a un progetto a dir poco curioso: introdurre la pesca al salmone nello Yemen. Dapprima totalmente scettico per l’assurdità dell’impresa, Alfred si lascia gradualmente coinvolgere, vuoi per l’ottimismo contagioso e visionario dello sceicco yemenita fautore del progetto, vuoi per la piacevole compagnia della bella Harriet, che dello sceicco cura gli interessi economici, ma anche per l’intervento autoritario di Patricia Maxwell (Kristin Scott Thomas), capo dell’ufficio stampa del governo inglese, smaniosa di mettere le mani su una storia positiva di integrazione con il Medio Oriente.

Oppresso da un capo ottuso e intrappolato in un matrimonio infelice e in una deprimente routine, Alfred realizza all’improvviso che abbracciare l’apparentemente folle idea dello sceicco può essere l’occasione per invertire la rotta della sua vita e decide di lanciarsi in un’avventura esotica che avrà anche risvolti amorosi. Così come è stravagante e di difficile realizzazione l’impresa raccontata ne Il pescatore di sogni, tanto lo è rendere accattivante e coinvolgente una commedia che parla di pesca e di salmoni (a dispetto del romantico adattamento italiano, il titolo originale è proprio Salmon Fishing in the Yemen).

Il regista Lasse Hallstrom, già autore di successi come Chocolat e Hachiko, centra l’obiettivo, facendolo però con il suo stile fiabesco e a tratti stucchevole, seppur stemperato da leggeri tocchi umoristici e satirici, affidati perlopiù al personaggio della Scott Thomas. I difetti della pellicola sono quelli ricorrenti in gran parte della filmografia di Hallstrom e consistono in essenzialmente in una retorica un po’ melensa, vedi i tocchi di misticismo o l’insistita metafora del salmone che risale la corrente al contrario, e in alcune soluzioni un po’ ovvie - ne è un esempio lo scontato finale romantico. Fortunatamente il regista svedese ha anche il dono della semplicità e della leggerezza, che rende la narrazione piacevole da seguire e permette di simpatizzare con i personaggi, seppur in gran parte stereotipati.



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