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COSMOPOLIS/ Robert Pattinson in una discesa negli abissi senza speranza

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Una scena di Cosmopolis (foto Infophoto)  Una scena di Cosmopolis (foto Infophoto)

Mentre terminavano le riprese del film emergeva il movimento “Occupy Wall Street”, riflettendo la realtà intravista nello spazio “fuori” dal microcosmo della limousine. Il sistema capitalistico produce le proteste dei lavoratori, come spiega la Responsabile della Teoria in una scena. E lo scontro finale tra Eric Packer e Benno Levin (interpretato da Paul Giamatti) sembra simboleggiare lo scontro tra due classi sociali, tra due modi di affrontare il passato e il futuro, tra due persone che sembrano opposte, ma che in realtà sono accomunate da una profonda infelicità.

Il denaro è tempo: lo può allungare, permettendo di vivere con maggiori agi, comodità e cure mediche, e lo può togliere, trasformando l’essere umano nella vittima delle proprie ossessioni. Il percorso di Eric non è il classico viaggio di maturazione dell’eroe, ma una discesa negli abissi, accompagnata da una crescente angoscia e dalla consapevolezza di essere diretto verso il suo assassino.

La sua vita diventa così la metafora della società americana, alienata e paranoica, incapace di trovare un rapporto equilibrato con la realtà, proiettata nel futuro, ma pervasa dal sentore (e dal terrore) della distruzione.

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