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L'AMORE DURA TRE ANNI/ Un film sulle "regole" smentite dalla vita

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Una scena del film L'amore dura tre anni  Una scena del film L'amore dura tre anni

Strano, l'amore. Porta alle stelle e poi ti fa precipitare giù all'inferno. Non si sa bene se sia perché è un sentimento a scadenza o perché a volte l'abitudine gioca brutti scherzi. O semplicemente perché quella che dorme accanto a te, in realtà, non è la tua anima  gemella. È confuso e disperato Marc Marronier (Gaspard Proust). Trent'anni e un matrimonio felicissimo trasformatosi in un divorzio in soli tre anni dall'inizio dell'idillio. Con la moglie che legge sul cellulare dell'amato coniuge un sms di troppo, prepara i bagagli e se ne va di casa. Mica da sola, tra le braccia di Marc Levy, un noto scrittore francese. Lasciando l'ex maritino in preda a disperata depressione.

Così, Marronier, critico letterario di professione, sfrutta le conoscenze che il suo secondo lavoro - quello di cronista mondano - gli ha procurato per affogare la tristezza in fiumi di alcol anestetizzante. Fino a quando non tenta la soluzione estrema. Ma - perchè la vita è sempre piena di MA - Cupido torna a bussare alla sua porta sotto le spoglie di Alice, moglie di uno dei suoi cugini e conosciuta, quando ancora era marito devoto, in occasione di un funerale di famiglia. Perché quando è amore è amore. A prescindere. Dal proprio sguardo sulle circostanze, per esempio. O dalle circostanze stesse, che non sono sempre del tutto favorevoli.

Succede così che Marc, per digerire la sbornia dell'abbandono coniugale, si getta a capofitto nella stesura di un libro del tutto mediocre, per chi ne capisce, ma di enorme successo tra il pubblico. “L'amore dura tre anni”, appunto. In cui con una vena misogina e disperata si abbandona alla definizione di una regola dei sentimenti. Che viene immancabilmente smentita dalla vita.

Frédéric Beigbeder debutta al cinema con l'adattamento del suo romanzo, da cui traggono il titolo sia il film che l'opera prima del suo protagonista, dopo aver imboccato con successo diverse strade. Quella del pubblicitario, del critico letterario, dello scrittore ed editore.



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