Cinema, Televisione e Media
lunedì 16 luglio 2012
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I supereroi sono l'Olimpo contemporaneo, esseri dai poteri superiori e dai mille intrecci personali che scendono sui mortali per aiutarli. Alcuni come Superman sono propriamente degli dei (l'origine e il simbolismo sono esplicitamente cristologici), altri invece sono ragazzini che scelgono di fare il bene. Per festeggiare il 50° anniversario dalla nascita del fumetto di Stan Lee e Steve Ditko, Marc Webb dirige The Amazing Spider-man, un nuovo adattamento del personaggio - un reboot si chiama, ripartenza - a pochi anni di distanza da quello di Sam Raimi; e proprio come nei miti dell'Olimpo, le versioni, le sfumature si mischiano di continuo.
La storia è quella già raccontata molte volte: Peter Parker è uno studente che durante una visita a un laboratorio è morso da un insetto geneticamente modificato che gli “trasmette” le caratteristiche del ragno. Dopo la morte dello zio, userà i suoi poteri per portare giustizia e sicurezza: nella versione di James Vanderbilt, Alvin Sargent e Steve Kloves cambiano il cattivo, il dottor Connors alias Lizard, e la fiamma di Peter, Gwen Stacey.
Il resto è un tipico kolossal supereroico, ricco d'azione ed effetti speciali che però stavolta non può fare a meno della lezione del Batman di Nolan. Infatti, il tono con cui ci si approccia al personaggio è più serio - mai serioso visto il personaggio - e si riflette sui limiti di legge e giustizia, sul concetto di eroe e sui simboli collettivi legati a questo tipo di idee; ovviamente le altezze e la profondità della versione di Nolan sono lontane e Webb si limita ad affiancarsi al tema, a costeggiarne le allegorie, anche perché il rivale non è all'altezza del Joker di Ledger.
Più che altro, il regista si diverte a giocare coi vari tipi di mitologia (appunto, come dicevamo sopra) legata a Spiderman di cui sembra privilegiare la versione Ultimate, rimescolando elementi noti del personaggio con le leggende metropolitane (i coccodrilli nelle fogne) e i cliché sulla città di New York (l'emozionante scena coi manovratori che richiama la solidarietà newyorkese del primo film di Raimi).
È chiaro che il confronto con i film di Raimi s'impone allo spettatore e la differenza tra i due film è quella che passa tra un professionista con personalità (Webb) e un regista di talento (Raimi); ma proprio perché non è un qualunque shooter, Webb sa come superare l'impasse di una prima parte sempre uguale con un bel gusto per l'azione volante - le ragnatele sono incredibilmente cinegeniche -, un gran cameo di Stan Lee, l'ottimo lavoro di James Horner in colonna sonora, e soprattutto un cast perfetto.
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