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LA LEGGENDA DEL CACCIATORE DI VAMPIRI/ Una fanta-storia che “pugnala” i kolossal made in Usa

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Una scena del film  Una scena del film

Ossia di un baraccone filmico che ostenta la propria mediocre grevità fin dall’inizio, stracolmo di goffe esagerazioni prive d’ironia come a replicare l'ormai morto cinema hongkonghese o i rimasugli estetici di Matrix, di un’estetica digitale estenuante e spesso scadente (come nel finale) per colpa di un budget non adeguato (meno di 70 milioni per un film che ne vorrebbe ostentare il doppio), che chiede allo spettatore incredibili salti mortali per credere a ciò che vede, ma che non ha il tocco e la lucidità per meritarselo. 

Cinema raffazzonato alla ricerca di spettatori senza malizia o col pensiero alle vacanze e all'aria condizionata, che vorrebbe far passare l’opaco Benjamin Walker per un nuovo Liam Neeson e a cui basta alzare il volume e il tono delle esplosioni per credere di fare spettacolo: ossia la fine del kolossal made in Usa.



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