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SFOOTING/ Canzoni d’estate: meno tormentoni, più strofe … d’evasione

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Max Pezzali  Max Pezzali

Non ci sono più le estati di una volta: piccole certezze che aiutavano a vivere meglio. Il rito collettivo delle vacanze, ad esempio. Tutti in coda sull’autostrada, con la suocera a mugugnare sulla lunghezza del viaggio da Milano a Gallipoli, sulla levetta che chiude il gas, forse lasciata aperta, azzardando, lì per lì, quando si è già abbondantemente superata la barriera di Melegnano, un homecoming. Bei tempi: adesso la “partenza intelligente” ha tolto fascino ai trasferimenti verso le nostre agognate mete, ed anche la “vecchina” (da intendersi come la madre di quell’angelo del focolare a cui avete, in un tempo immemorabile, posto un semplice anellino d’oro all’anulare, senza pensare che non se lo sarebbe tolto più, lei, con conseguenze inimmaginabili per la vostra vita) ha imparato a smanettare con gli mp3 e gli ipad.

Già, belle le estati di una volta: ma ve li ricordate i tormentoni estivi, quei simpatici e orecchiabili motivetti che, sotto un cielo stellato invece che prima della pennica pomeridiana, in spiaggia come al supermercato, la radio trasmetteva senza soluzione di continuità? “Vamos a la playa, oh oh-oh-oh-oh” (I Righeira, 1983. Arrivavano a inizio giugno, immancabili come un venditore di cocco a Milano Marittima, indossavano vestiti farlocchi, capelli arruffati e dal colore improbabile; a volte resistevano fino a metà ottobre, stagione in cui la Juve già si godeva il primato in classifica, complice qualche arbitro buontempone dal rigore facile e farlocco almeno quanto le mise di cui sopra…); “Aserejè ja de jè de jebe tu de jebere sebiunouva majabi an de bugui an de buididipi” (2002, misterioso motivetto di altrettanto misteriose ragazze, tali Las Ketchup, scomparse come un piatto di patatine fritte su una tavola di adolescenti: ma in che lingua parlavano?);

“Hanno ucciso l’Uomo Ragno, chi sia stato non si sa/ forse quelli della mala forse la pubblicità…” (1992: Max Pezzali si faceva chiamare ancora 883; cantava, sguardo rassicurante da benzinaio che ti carica i punti sulla tessera fedeltà, simpatico, un po’ piacione, affidabile; accanto a lui un tizio, faccino efebico, capello lungo trattato rigorosamente col balsamo, dimenantesi forsennatamente a ritmo di musica. Ma senza aprire bocca! Si narra che la sigla 883 sia nata da una specie di proporzione inerente al valore dei due: per capirci, se Max valeva 88, quell’altro valeva 3. Un po’ come al fantacalcio).



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