BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PALINSESTI 2012-13/ Santoro, Celentano e Fazio "generali" nella guerra tra Rai, Mediaset e La7

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Michele Santoro (Infophoto)  Michele Santoro (Infophoto)

Si avvicinano le elezioni politiche che potranno rivelarsi d'importanza capitale, e la stagione televisiva che inizierà a settembre non potrà che riflettere questa situazione: complessa, incerta, controversa. A pagare il prezzo maggiore è indubbiamente la Rai, un tempo laboratorio politico in grado di anticipare i movimenti del Paese e, ahimè, ora in ritardo, non più locomotiva del sistema ma vagone al traino.

In Viale Mazzini la politica sta diventando anidride carbonica in grado di asfissiare e paralizzare qualsiasi tentativo di rinnovamento, di modernizzazione. Basta vedere che cosa è accaduto in Commissione di Vigilanza per nominare i sette consiglieri d'amministrazione dopo che il premier Monti aveva indicato, in maniera un po' contraddittoria, Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi per i ruoli di vertice aziendali. Non sono due persone competenti di televisione, ma di gestione aziendale e politiche di risparmio.

Poteva essere un'idea, a patto che poi fossero sostenuti da una governance unita e convinta a dedicarsi alla parte editoriale di quella che con una certa enfasi viene ritenuta la prima azienda culturale del Paese. Invece, il Pd si è fatto indicare dalla "sua" società civile i nomi di due persone stimabili ma incompetenti. E il Pdl ha imposto quattro consiglieri mantenendo la maggioranza assoluta sebbene nel Paese non ce l'abbia più.

Non ci sono soldi e la pubblicità fa mancare linfa vitale nelle casse della Rai, previsti 100 milioni in meno nel 2012 rispetto all'anno scorso. Serviva, dunque, uno sforzo creativo ed editoriale maggiore per rivitalizzare un'offerta televisiva logora e prevedibile. Se si eccettua l'exploit di Fiorello e qualche fiction accettabile ("Una grande famiglia" e "Il giovane Montalbano"), l'anno appena concluso ha lasciato poco di memorabile, prediche sgangherate di Celentano comprese. La prossima stagione rischia di essere ancora più carente di novità e immaginazione. Ripropone i rituali varietà affidati a Carlo Conti e Fabrizio Frizzi, i programmi-contenitore del pomeriggio tra cronaca rosa e nera, le solite fiction agiografiche con l'eccezione del ritorno del "Commissario Montalbano", quello vero.



  PAG. SUCC. >