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Cinema, Televisione e Media

OSCAR 2013/ I film, Michelle Obama e quella “promessa” che deve ancora arrivare

RIRO MANISCALCO ci racconta come dagli Usa ha vissuto, seppur dalla televisione, la serata per antonomasia del cinema hollywoodiano: la premiazione degli Oscar

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Sono le 6 del pomeriggio e già la televisione spara immagini del “red carpet”. Attori, attrici, cantanti, registi, produttori... Una parata interminabile di estetismo esasperato. Due ore e mezza di dialoghi (?) insulsi - a essere generosi con intervistatori e intervistati. Ognuno a illustrare le virtù dell’abito prescelto, dei gioielli che porta addosso, ognuno a dire quant’è felice di essere li... E, ci credo, chi non lo sarebbe? E poi, sempre meglio che lavorare! No, non si può dire così. Ci vuole “hard work” anche per arrivare li. Non basta essere belli. Però aiuta.

È veramente lunga, estenuante quella “premessa”, quasi offensiva verso il mondo vero. Non è che la gente normale si dibatta quotidianamente in quest’ordine di problemi, vestiti, gioielli e make-up. Eppure se la televisione ci dedica tanto tempo e risorse vorrà dire che la gente normale lo vuole. In fondo sto guardando anch’io che porterei sempre i jeans.

Poi comincia la serata. Per quanto fastidiosa possa essere stata la liturgia del “red carpet”, il magico mondo del cinema prende presto il sopravvento. Il cinema è una rappresentazione della realtà troppo affascinante per lasciare indifferenti. Facendoci immedesimare con quel che ci racconta, il grande schermo ci costringe a ridere, piangere, soffrire, gioire. E il palco del Dolby Theatre di Los Angeles questa domenica sera diventa come un grande schermo e ogni passo della serata, ogni evento, come il personaggio di un unico, ricchissimo film. Immagini, grandi esecuzioni musicali, coreografie... Mentre la serata dei Grammys, gli Oscars della musica, mi aveva lasciato in bocca l’amaro del “niente di nuovo sul fronte occidentale”, questa serata hollywoodiana ci dice che il cinema è più vivo e creativo, innovativo e vibrante che mai.

E Seth MacFarlane, nuovo “host”, conduttore della serata? MacFarlane, autore della fortunata serie televisiva “Family guy”, spara con nonchalance bordate a destra e a manca. L’hanno sempre fatto tutti. Billy Crystal, presentatore delle più recenti edizioni, lo faceva alla “Billy Crystal”, con quell’irresistibile umorismo ebreo-metropolitano, autolesionista, genialmente cerebrale. MacFarlane va’ un po’ oltre. Più che scanzonato, cinicamente dissacrante. Ma questo è il clima culturale dei tempi.