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Cinema, Televisione e Media

VINCENZO MARRA/ Il mio Cristo "metropolitano", tra degrado e assenza dello Stato

Vincenzo Marra, 45enne regista partenopeo, ha parlato in una recente intervista de "L'equilibrio", il suo ultimo film nel quale prova a rileggere il "cammino di Cristo" in una chiave moderna

Vincenzo Marra, primo piano (Youtube)Vincenzo Marra, primo piano (Youtube)

A Venezia è stato protagonista dell’ultima edizione de Le Giornate degli Autori e al botteghino, nell’asfittico panorama dello spazio dedicato alle produzioni italiane, il suo film ha ottenuto buoni riscontri: Vincenzo Marra sarà protagonista domani del Galà del Cinema e della Fiction che si tiene a Castellammare di Stabia e che, nella giornata del 13 ottobre, chiuderà i battenti. E proprio nel corso della kermesse partenopea, il 45enne regista originario proprio di Napoli riceverà un riconoscimento alla regia per “L’equilibrio”, la sua ultima opera che ha avuto il suo “vernissage” ufficiale nel corso del recente Festival del Cinema e nella quale si prova a trasporre ai giorni nostri (oltre che attraverso una spietata metafora dai toni metropolitani) il cammino di Gesù Cristo, impersonificato nel film da un sacerdote che non ha paura di sporcarsi le mani, toccando da vicino il disagio e la realtà della malavita organizzata. Ed è proprio di questi temi, oltre che della genesi del suo nono lungometraggio che Marra ha parlato nel corso di una recente intervista rilasciata a Il Mattino.

VINCENZO MARRA, LA SCELTA DEI PROTAGONISTI

A proposito della sua opera, Vincenzo Marra ha già avuto modo di spiegare come tutto sia nato da un suo vecchio sogno, ovvero realizzare una “pellicola cristologica” per raccontare la vita di Gesù in alcuni dei luoghi che lui conosce meglio: girato quasi interamente a Ponticelli, quartiere della zona orientale di Napoli, “L’equilibrio” porta in scena dunque quello spunto narrativo tanto caro al regista campano e che vede don Giuseppe, interpretato da Mimmo Borrelli, trasferirsi in una delle periferie partenopee per sostituire don Antonio (Roberto Del Gaudio),  causando una sorta di “discontinuità” nel delicato equilibrio della zona, mantenuto faticosamente dal precedente sacerdote: “La scelta di un attore teatrale per il ruolo del protagonista deriva dal fatto che non volevo nessun volto direttamente riconoscibile e affiancandogli attori non professionisti per le comparse” ha spiegato Marra che ha scritto il copione proprio assieme a Del Gaudio e Borrelli. E proprio in relazione alla stesura del copione, il diretto interessato ha rivelato come questo gioco di squadra poi non ha affatto influenzato le riprese, anzi “come faccio sempre, ho seguito il mio metodo e, assieme a loro, abbiamo dato vita a un mese di prove senza il copione affinché entrambi vivessero un autentico viaggio interiore”. 

"PROVARE IL DOLORE" DELLE REALTA' RACCONTATE

In relazione invece alle location utilizzare per girare il film, il regista de “L’ora di punta” e “La prima luce” ha ricordato che “ci sono territori che ti danno molto, ma che danno anche la conferma empirica della mancanza dello Stato”: a giudizio di Vincenzo Marra, infatti, il complesso rapporto che si genera tra l’occhio dell’autore è dei luoghi filmati si impernia su quella che è una sua ferma convinzione: “Bisogna cercare di non filmare un posto come se lo si osservasse tramite il vetro di un acquario”, aggiungendo che il segreto (specie in alcune realtà disagiate e periferiche quali sono quelle del capoluogo campano) è quello di “buttarsi dentro” e provarne a vivere il dolore. Infatti, per sua stessa ammissione, nel corso dell’intervista a Il Mattino, Marra si definisce un “napoletano borghese” che, tuttavia, grazie alla scelta dei genitori ha spesso vissuto in periferia e di conseguenza non ha mai chiuso gli occhi su quelle realtà. “La mia è come una doppia anima, che porto sempre dentro di me: per questo mi fanno arrabbiare quelli che quasi sbuffano quando esce un nuovo film che parla di certi contesti” conclude Marra.

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