BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

L'INTERVISTA/ Bernabei (Lux Vide): così la fiction può fare pedagogia. Ora sogno gli Atti degli Apostoli

LUCA BERNABEI ci racconta come anche le fiction, nonostante le apparenze, possano avere una funzione pedagogica. E ci spiega quali sono i progetti a cui sta lavorando la Lux Vide

Luca Bernabei (Lapresse) Luca Bernabei (Lapresse)

La televisione può avere una funzione pedagogica. Ne era convinto Ettore Bernabei, storico direttore generale della Rai tra il 1961 e il 1974 e fondatore di Lux Vide, società di produzione televisiva che compie 25 anni e che ha dato vita a serie conosciutissime dagli italiani, come Don Matteo, Un passo dal cielo, Che Dio ci aiuti, e che ha cominciato la sua attività portando sul piccolo schermo le storie della Bibbia e di famosi santi. Oggi l'amministratore delegato di Lux Vide è Luca Bernabei, figlio di Ettore, che ricorda come «tra gli insegnamenti che mio padre dava a tutti noi che lavoravamo qui dentro c'era quello di considerare che dall'altra parte degli schermi ci sono delle persone e delle famiglie. Noi cerchiamo quindi di fare delle cose che non scandalizzino i telespettatori e che, se possibile, gli lascino un messaggio positivo di vita».

Si può fare pedagogia anche attraverso delle fiction?

Sì, raccontando che nella vita ci sono il bene e il male, ma l'uomo può scegliere da che parte schierarsi. Questo lo si può fare non solo in serie come Don Matteo o Che Dio ci aiuti, dove i protagonisti sono un prete e una suora, ma anche raccontando la storia della famiglia dei Medici, di un grande imprenditore come Cosimo, che aveva forte il senso di Dio in quello che faceva. Proprio per questo aveva anche il senso del peccato. Aveva il desiderio di costruire la cupola di Santa Maria del Fiore per rendere onore a Dio. Questo non esclude il fatto che sbagliasse, ma abbiamo fatto anche vedere che si è pentito dei suoi errori. Lo stesso punto di vista lo si potrà trovare in Sotto copertura 2, dove raccontiamo la cattura di Michele Zagaria e facciamo quindi vedere che lo Stato può vincere la criminalità. Questo è importante per dare fiducia ai telespettatori: pensare che è possibile vincere il male, che il male non ha l'ultima parola.

È questo è il segreto del successo di pubblico delle vostre produzioni?

Sicuramente cerchiamo - e questo è un altro grande insegnamento di mio padre - di mandare le persone a letto tranquille, riconciliate. Per esempio, in Don Matteo non solo chi ha compiuto il male viene arrestato, ma sostanzialmente il sacerdote in qualche maniera sana quella ferita, raccogliendo il pentimento di chi ha commesso un atto ingiusto. Questa credo sia una delle ragioni del successo: il fatto che la gente si sente in qualche maniera riconciliata. C'è poi sicuramente un grande lavoro sui dialoghi per cercare di dire cose che possano aiutare le persone a casa, dargli qualche piccolo consiglio di vita. 

E forse anche il fatto di raccontare storie che possono essere vicine al vissuto del pubblico…

Proviamo sempre a raccontare delle storie che non siano troppo lontane e che possano aver coinvolto o sfiorato alcuni dei nostri telespettatori. Ancora per fare un esempio, Don Matteo e Suor Angela provano a riconciliare chi ha commesso il male, a sanare una rottura. È la strada che si può presentare davanti a ciascuno di noi, anche a chi non è credente. Se possibile cerchiamo di dare un punto di vista di noi credenti cercando di non essere "respingenti" verso chi non crede. Cerchiamo di costruire degli eroi, non degli anti-eroi come accade nella cultura americana con il protagonista maledetto. Non rinunciamo tuttavia a dare ai nostri personaggi dei tratti drammaturgici, non sono degli angeli. Basti pensare a Francesco Neri, il protagonista di Un passo dal cielo interpretato da Daniele Liotti: ha un passato difficile, ma penso che molti di noi vorrebbero avere un amico forte e generoso come lui.

A proposito di Un passo dal cielo, nel cast c'è un personaggio dello spettacolo, che non è un attore, come Fedez. Qualcosa di simile si era visto lo scorso anno con Belen Rodriguez in Don Matteo. Come mai questa scelta?