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La battaglia di Hacksaw Ridge/ Il film di Mel Gibson sul "sommo amore" umano

Uno dei protagonisti della notte degli Oscar, con 6 nomination, sarà il film di Mel Gibson, dedicato alla figura di Desmond Doss. La recensione di RAFFAELE IANNUZZI

Una scena del film Una scena del film

La battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson è un capolavoro. Un film perfetto. Com’è perfetto un pensiero che coglie l’essenza della realtà, esprimendo la verità delle cose. È quanto, del resto, ha affermato Gibson, in una delle prime conferenze stampa, con il cast al completo, inclusi produttore e sceneggiatore: Hacksaw Ridge non è un “film di guerra” (war movie), ma una “storia d’amore” (love story). La storia d’amore è rappresentata dalla vicenda di Desmond Doss, il caporale dell’esercito degli Stati Uniti d’America, impegnato come combat medic, distinguendosi soprattutto nella drammatica battaglia di Okinawa. 

Okinawa è un’epopea dell’ultima fase della guerra, sul devastante fronte del Pacifico, che si è svolta attraverso una serie di campagne intermittenti: gli americani e i giapponesi si sono combattuti, senza esclusioni di colpi, per 82 giorni, dal 1 aprile al 22 giugno del 1945. Desmond Doss era su quel fronte, così vasto e difficile, fino alla fine, salvando 75 vite umane e testimoniando un puro amore al prossimo. Proprio questa purezza, al di là di ogni religione, credo e ideologia, è ciò che ha attratto Gibson e che egli stesso ha definito ultimate love, amore sommo.

Doss non è un supereroe della Seconda guerra mondiale. È un uomo comune, nato in Virginia nel 1919, all’indomani della fine della Grande Guerra, che segnò profondamente la vita del padre, ed è anche un uomo religioso, appartenente alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno. Un pacifista non ideologico che non tocca le armi, non mangia carne, e ha chiaro lo scopo della sua vita: “I need to serve”. “Ho bisogno di fare la naja”, potremmo liberamente tradurre. Un soldato, con un cuore pieno d’amore per gli altri, ma certamente non un obiettore modello ong e dintorni. 

Un enorme Andrew Garfield dà corpo, anima e voce all’eccentrico Doss, al maverick della provincia americana, in fila con i suoi compagni d’armi, che non solo non lo capiscono, ma lo picchiano e lo disprezzano, perché questo ragazzo americano sta mostrando loro che la guerra non deve per forza trasformare gli uomini in animali. Questa è la spiritualità umana, candida e universale documentata magistralmente da un regista ormai all’apice della sua esperienza umana, capace di trasformare in oro e indimenticabile narrazione ogni goccia di sudore umano. 

La battaglia di Hacksaw Ridge (presentato fuori concorso a Venezia) non è solo un grandissimo film, è prima di tutto un percorso di crescita spirituale e uno storytelling marchiato col sangue della verità, è la presa diretta della mistica dell’amore umano in azione. Soltanto Mel Gibson è in grado di creare capolavori così a contatto con la pelle e l’anima dell’uomo e il suo percorso di crescita, con un’acuta spirale di discese e risalite, testimonia come l’arte sia lo specchio della vita e spesso racconti la vita come seguendo canoni che vengono dall’alto, dettati da pura ispirazione.