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Cinema, Televisione e Media

OSCAR/ Hollywood cavalca gli eventi solo per i dollari, la prova nei premi del 1968

Gli Oscar del 1968, assegnati poco dopo la morte di Martin Luther King, sono la prova che Hollywood cavalca gli eventi a caccia di profitti. GIANNI FORESTI

Una scena del film La calda notte dell'ispettore TibbsUna scena del film La calda notte dell'ispettore Tibbs

Il 4 aprile del 1968 venne assassinato Martin Luther King. Il 10 aprile  del 1968 Hollywood diede le statuette a due film con a tema i diritti dei neri: La calda notte dell'ispettore Tibbs (5 premi) e Indovina chi viene a cena? (2 Oscar). In tutte e due le pellicole recitò alla grande l'attore nero Sidney Poitier, ma di fatto non venne premiato con nulla. Premi Oscar dati sull'onda dell'emozione suscitata per la morte di M.L. King oppure perché realmente stava iniziando un cambiamento nella società americana? Il percorso per l'integrazione razziale era appena iniziato, nel giugno del 1967, mentre i film venivano girati; in 17 stati americani venne abolita legge che vietava i matrimoni misti, ma Hollywood ha sempre cavalcato in termini di dollari e di profitto gli avvenimenti storici.

La calda notte dell'ispettore Tibbs. In un paese del profondo sud del Mississippi razzista viene trovato un uomo morto, un imprenditore che stava costruendo una fabbrica in cui avrebbero lavorato insieme bianchi e neri. Parte la caccia e subito viene arrestato un nero in giacca e cravatta fermato alla stazione. Peccato che sia l'ispettore Tibbs di Philadelphia esperto in omicidi e contro il suo volere viene coinvolto nell'indagine. I pulotti locali arrestano un disperato bianco che cercava di fuggire nello Stato vicino. Non è lui il colpevole, così come non lo è il secondo arrestato. Queste le tesi dell'ispettore nero. Tibbs non è amato da nessuno, neppure dal primo arrestato che lui scagiona. Un gruppo di bianchi razzisti cerca di cacciarlo con le cattive, ma qui interviene il panzuto capo della polizia, Rod Steiger, con tanto di raybanata dalle lenti gialle che sulle prime non accetta il nero ispettore, ma poi lo invita addirittura a casa sua. 

Tibbs è l'eroe dal vestito su misura che non si stropiccia, intelligente e desideroso della verità e della giustizia nonostante non sia accolto nel migliori dei modi. Capace di rivoltarsi contro il proprietario terriero razzista dove i neri raccolgono il cotone come ai tempi della schiavitù. I bianchi fanno una figuraccia, l'unico che si salva è il capo della polizia. Se la figura del nero viene esaltata, la statuetta dell'Oscar come attore protagonista va invece al bianco R.Steiger. Rimane impressa come un augurio di futura fratellanza e amicizia l'ultima scena con il saluto e il sorriso tra il bianco poliziotto e il nero ispettore.

Indovina chi viene a cena? Se il film precedente era un poliziesco che rappresentava comunque realmente la situazione razziale, in questo lo scenario è cambiato. Abbiamo sempre il bel S. Poitier in giacca e cravatta (sempre su misura e mai stropicciata), medico affermato che viene presentato ai genitori della ragazza, la madre, la bravissima Katharine Hepburn (premio Oscar) e il padre Spencer Tracy. Questi è contrario al matrimonio della figlia, mentre la  Hepburn è decisamente favorevole. Arrivano i genitori di Poitier che restano esterrefatti, si aspettavano che la fidanzata del figlio fosse di colore. I due padri si votano convinti contro il matrimonio. Ma...

L'happy end è in stile americano: grandi sentimenti, amore, il pigmento della pelle non è discriminante con tanto di pippotto finale sentimentale e moralistico. Il tutto su toni da commedia.

Chiaramente preferisco Tibbs alla cena. Ma tutto è relativo. Forse i due film scandalizzeranno i duri e puri odierni del politicamente corretto per il doppiaggio in italiano: allora si diceva  negro e negri. Oggi, per non essere denunciato da qualche pazzo, nel pezzo ho usato la parola nero o neri.

Se gli Oscar nel 1968 non fecero troppo riflettere il mondo, ci pensò invece lo sport. Olimpiadi del Messico, premiazione dei 200 mt. Gara vinta dall'americano Tommie Smith con tanto di record mondiale, primo uomo a scendere sotto i venti secondi. Secondo a sorpresa l'australiano Peter Norman e terzo un altro Usa, John Carlos.

Al momento della premiazione i due statunitensi si presentarono a piedi nudi sul podio. Partì l'inno americano e si alzarono i pugni guantati dei due atleti neri con il viso piegato e gli occhi che guardavano terra. Come dire: abbiamo vinto ma restiamo dei poveri negri. Il controsenso: a espellerli fu il capo del Comitato olimpico statunitense.

L'idea della scenetta che avrebbe destato il mondo l'avevano pensata e pianificata, ma Carlos aveva perso i suoi guanti. Ed entra in gioco l'australiano bianco Peter Norman, che consigliò ai due di mettersi un guanto ciascuno. Questo non era certo il simbolo pacifico della lotta non violenta voluta da M.L.King, ma quella del movimento delle Pantere Nere. Fu una trovata mediatica non indifferente anche se poi in patria i due neri furono messi ai margini dello sport. Il bianco Peter Norman, ritornato in Australia, fu contestato dai media come un appestato. Al suo funerale nel 2006 Carlos e Smith portarono il feretro dell'amico a spalla.

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