BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MORTO PINO RAUTI/ L'ex segretario del Movimento Sociale aveva 86 anni

E' morto Pino Rauti, fondatore del Movimento sociale italiano, sostenitore della destra più vicina all'idea di fascismo, rivale di Gianfranco Fini. Rifiutò di aderire a AN.

Foto Infophoto Foto Infophoto

E' morto Pino Rauti, ex segretario del Movimento Sociale Italiano, figura storica della destra nata dalle ceneri del fascismo nell'immediato dopoguerra. Era stato uno dei fondatori del Movimento Sociale Italiano, nel 1946, diventandone segretario dal 1990 al 1991, mentre dal 1995 al 2002 è stato segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Fu decisamente contrario alla cosiddetta svolta di Fiuggi guidata dal suo rivale Gianfranco Fini che portò alla nascita di Alleanza nazionale e di una destra democratica che rifiutava ogni legame con l'esperienza fascista. Rauti è morto nella sua abitazione di Roma. Vero nome Giuseppe Umberto Rauti, era nato a Cardinale il 19 novembre 1926. Di professione giornalista, era laureato in legge. Durante la Seconda guerra mondiale si arruolò come volontario nelle file della Repubblica sociale, l'ultimo tentativo di Benito Mussolini di tenere in piedi in Italia il fascismo. Pino Rauti ebbe numerosi problemi con la giustizia, il primo dei quali risale al 1950 quando fu arrestato con l'accusa di attività clandestina di stampo terroristico ma venne assolto con formula piena dopo aver passato un anno e un mese in carcere. Nel 1956 abbandonò il Movimento sociale per rientrarvi nel 1969. Fu eletto vicesegretario del partito nel 1979 e poi segretario nel 1987 dopo la scomparsa del leader storico Giorgio Almirante. In polemica con la svolta guidata da Gianfranco Fini, nel 1995 non aderì ad Alleanza nazionale e fondò invece il partito Ms-Fiamma tricolore e poi il Movimento idea sociale. In una delle sue ultime dichiarazioni aveva detto di non ritenere più il fascismo una idea politica da seguire, ma comunque un serbatoio storico da cui poter sempre attingere. Coinvolto nel processo per l'attentato in piazza della Loggia a Brescia del maggio 1974, viene rinviato a giudizio nel 2008. Era stato anche rinviato a giudizio per la strage di Bologna. Al proposito commentò: "La verità è che io sono un caso limite di perseguitato politico: un perseguitato politico in servizio permanente effettivo. L’idea che mi sono fatta è che sia in passato sia adesso le accuse contro di me hanno un motivo ben preciso: servono per facilitare il centrismo". Tra i soprannomi che gli vennero dati anche quello di Gramsci nero.