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È morto

MIRIAM MAFAI/ Morta a Roma la giornalista e scrittrice. Tra i fondatori de La Repubblica

Il mondo del giornalismo e della politica piange la morte di Miriam Mafai, deceduta quest’oggi all’età di 86 anni. Nel 1976 contribuì alla fondazione de La Repubblica

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Il mondo del giornalismo e della politica piange la morte di Miriam Mafai, deceduta quest’oggi all’età di 86 anni. Nata a Firenze il 2 febbraio del 1926, figlia del pittore Mario e della scultrice Maria Antonietta Raphael, aveva partecipato alla Resistenza nella Capitale. Nel 1938 era anche finita vittima delle leggi antirazziali, dato che sua madre era ebrea. Per questo fu esclusa dal Ginnasio. In breve tempo diventa una militante del Partito comunista italiano. Nel 1948 sposa Umberto Scalia, segretario della Federazione del Pci dell’Aquila. Dal matrimonio avrà due figli, Sara e Luciano. Nel 1962 comincia una relazione con Giancarlo Pajetta, già partigiano e deputato al Parlamento nazionale fin dal 1946. I due si erano conosciuti nel 1944 quando lei lavorava nell’ufficio stampa del ministero dell’Italia occupata e lui faceva parte di una delegazione del Comitato di liberazione nazionale. I due rimasero insieme finché Pajetta morì nel 1990.

Dopo la Liberazione continua la sua attività politica e dal 1951 al 1956 diventa anche Assessore al comune di Pescara . Nel 1957 diventa corrispondente da Parigi per il settimanale “Vite Nuove” e nel 1960 comincia a scrivere di politica su “L’Unità”, allora organo di stampa del Pci.  Dal 1965 al 1970 dirige il settimanale “Noi donne” e poi diventa inviato speciale del giornale “Paese sera”.

Nel 1976 è tra i fondatori del quotidiano “La Repubblica”, insieme a Eugenio Scalfari, Gianni Rocca, Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi e Giuseppe Turani. Per il quotidiano romano diventa editorialista, inviato, cronista politico. E dal 1983 al 1986 occupa la carica di Presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, il sindacato unitario dei giornalisti italiani.

Negli anni ’70 comincia anche a scrivere alcuni libri. Eccone l’elenco: “Roma cento anni fa” (1973), “Lombardi” (1976), “L’apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra” (1979), “L’uomo che sognava la lotta armata” (1984), “Pane nero. Donne e vita quotidiana nella Seconda guerra mondiale” (1987), “Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss” (1992), “Il morso della mela. Interviste sul femminismo” (1993, scritto con Ginevra Conti Odorisio e Gianna Schelotto), Le donne italiane. Il chi è del ‘900 (1993), “Botteghe oscure, addio. Com’eravamo comunisti” (1996, con cui vince il Premio Cimitile),