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È morto

MORTO VALERIO NEGRINI/ Il quinto Pooh, primo batterista e paroliere del gruppo

I Pooh con Valerio Negrini, il secondo da sinistraI Pooh con Valerio Negrini, il secondo da sinistra

Ma è stato proprio quel percorso di ritrattista quasi minimale ed effimero che ha fatto fiorire negli anni un risvolto impensabile di quell’umanità raffigurata dai suoi testi che a un passo dal baratro della depressione abitudinaria ha spiato e fatto proprio il piccolo filtro di luce che vi ha attecchito quasi esaltato dall’oscurità dominante. Ciò che ha portato il gruppo da Uomini soli all’interrogazione elementare e priva di malizie di Puoi sentirmi ancora (“… Certe notti Dio dove sta? Puoi sentirmi ancora, dimmi che mi senti, io voglio pensare di sì… c’è un faro puntato all’insù, chissà se lo vedi anche tudimmi che il cuore si accende anche lì, che niente finisce così).

«Non ci sono parole per descrivere un dolore così grande ed improvviso – dichiara Stefano D’Orazio – è una parte della mia vita che se ne va e già sento un vuoto incolmabile, buon viaggio amico mio».

Negrini aveva fatto suo un percorso di scrittore dell’umano a contatto con la normalità quotidiana lanciata all’inseguimento di un’ipotesi di definitività eroica. Ad oltre quarant’anni di distanza i Pooh, qualche mese fa hanno ripreso e rivisitato con orchestra sinfonica molti loro classici decidendo, quasi profeticamente, di intitolare questo lavoro Opera seconda. Ieri Negrini ha iniziato la sua di Opera seconda. E come alcuni mesi orsono il suo conterraneo Lucio Dalla ci ha potuto testimoniare questa probabilmente sarà la più bella.



 

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