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È morto

MORTO VALERIO NEGRINI/ Il quinto Pooh, primo batterista e paroliere del gruppo

E' morto per un infarto improvviso Valerio Negrini: era stato uno dei fondatori dei Pooh con i quali suonava la batteria. Poi si era allontanato dalle scene rimanendone il paroliere

I Pooh con Valerio Negrini, il secondo da sinistraI Pooh con Valerio Negrini, il secondo da sinistra

Un improvviso malore ci ha privato nel pomeriggio di ieri del bolognese Valerio Negrini, paroliere di canzoni che echeggiavano la più quotidiana delle letterature popolari.

È troppo difficile, in un momento come questo, riuscire a racchiudere in poche parole la nostra sofferenza – dichiarano Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian, che hanno appreso la notizia dalla moglie Paola nel pieno del dolore – possiamo soltanto dire che la nostra strada è stata sempre tracciata dalla sua poesia».

Di natura diametralmente opposta all’impeto tra il visionario e il confidenziale di un Mogol, rifletteva il percorso di tanti in una fase esistenziale che ha interessato tutti noi – direttamente o di striscio. Quella di un’immediatezza sentimentale a volte pigra a volte in cerca di una messa a fuoco nel percorso di vite che investigano il senso a partire dalla cronaca più spicciola e dalla ripetizione apparentemente uniforme di gesti, sguardi e relazioni.

Caso singolare nel mondo musicale italiano, è stato dei Pooh insieme a Roby Facchinetti e Riccardo Fogli il fondatore nonché - sino all’anno 1971 - batterista e paroliere. In quell’anno, a ridosso dell’album Opera prima – caso ancor più strano e forse unico nella storia della musica - consumava una separazione dal gruppo che in realtà permise il nuovo e definitivo matrimonio con la più celebre delle band della musica nostrana divenendone il paroliere a tempo pieno.

Gran parte delle canzoni del gruppo che hanno assunto un ruolo emblematico nel tempo entrando nel linguaggio popolare persino nella forma del botta e risposta tra amici (Chi fermerà la musica, Pensiero, Tanta voglia di lei, Uomini soli) e persino alcune preziose pagine di puro repertorio (Il tempo una donna la città, Gitano, In diretta nel vento, Inca fino alla più recente Puoi sentirmi ancora) portano la sua firma.

Negli anni si alternò nella stesura dei testi a Stefano D’Orazio (cui aveva passato il testimone di batterista in quel 1971) ma con l’abbandono di quest’ultimo era tornato a svolgere quel ruolo a tempo pieno firmando tutte le liriche di Dove comincia il sole bel disco del 2010 contesto tra pop e pregevoli rimandi a certe pagine rock del gruppo in pieno decennio seventies.

Era forse l’artigiano della canzone nel senso più genuino e pratico del termine, un cronista che registrava con dovizia e senso di abnegazione gli attimi del vivere al minuto, il trafelato gesticolare, la routine delle fatiche, le pigrizie e le euforie, le annotazioni spicce e la labilità delle piccole illusioni e disillusioni romantiche.