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ELUANA/ 1. Melazzini: anch'io mangio grazie a un sondino, e dico che questa sentenza è un omicidio

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«Ricorso inammissibile»: due parole tremende, per dire che tornare indietro non si può. La sentenza che condanna a morte Eluana Englaro non può essere cancellata, e il suo tragico effetto non può essere bloccato. Questo ha deciso ieri sera la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso della procura di Milano.

Potrebbe essere l’ultimo atto, epilogo di una lunga vicenda in cui nessuno esce vincitore, e solo una persona, di certo, esce sconfitta: Eluana stessa. Di questa sconfitta è convinto Mario Melazzini, presidente della Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA), e malato di Sla dal 2002. Una sconfitta che suona particolarmente tragica per chi, come lui, condivide con Eluana l’aspetto centrale di tutta questa vicenda: il fatto di mangiare e bere grazie all’aiuto di un sondino.

 

Dottor Melazzini, che cos’ha provato sentendo questa ultima sentenza?

 

Enorme tristezza. Anche se da qualcuno potrà essere vissuta come una vittoria, io dico che in queste situazioni non ci possono essere né vinti né vincitori, ma solo sconfitti. E una cosa esce sconfitta in particolare: la vita. Sentendo dichiarazioni di vittoria fatte anche da persone non direttamente coinvolte, mi vien da dire che forse dobbiamo interrogarci, come società che si dice civile, su quale sia il valore che diamo alla vita. È o no un valore assoluto? Alcuni dicono che è stata fatta la volontà di Eluana: ma come si fa a desumere la volontà, come accade nella sentenza, in base solo ed esclusivamente a modelli di vita? A me come cittadino, come persona e anche come malato questa cosa fa molto, molto male: la vita vista come accettabile solo se adeguata a certi modelli.

 

Cosa si sentirebbe di dire alla famiglia di Eluana?

 

Io mi sento vicino a quella povera famiglia, indipendentemente da tutto. Non so cosa faranno ora, e se effettivamente metteranno in pratica l’ultimo atto, che non sarà un accompagnamento ma un vero e proprio omicidio. Questo mi sembra doveroso dirlo, come uomo ma anche e soprattutto come medico: l’alimentazione e l’idratazione non sono strumenti terapeutici, e come tali non sono mai identificabili come atto di accanimento terapeutico. Eluana non è una persona malata: Eluana è solo disabile.

 

Ciò che ieri ha stupito è l’aridità di una sentenza che giudica tecnicamente inammissibile un ricorso: un semplice meccanismo giuridico, che decide della vita di una persona.

 

Questa è la cosa che io trovo veramente assurda, e cioè che riguardo a un valore e un bene inalienabile e indisponibile si possa decidere sul da farsi solo ed esclusivamente in base a uno strumento giuridico. Questo sia detto con tutto il rispetto per il lavoro della magistratura. Ma il fatto che i magistrati giudichino inammissibile il ricorso solo dal punto di vista procedurale, e non per i contenuti, forse dovrebbe far concludere che non abbiano preso bene in visione quello che dice l’articolo 2 della Costituzione. Si cita sempre e solo l’articolo 32, e non si ricorda mai che all’articolo 2 si parla di «diritti inalienabili» da riconoscere e garantire. Comunque, fa male e dà molto da pensare il fatto che in un’aula fredda di tribunale vengano decisi alcuni valori che sono indiscutibili.

 

Cosa accadrà ora? Molti pensano che sia un semplice automatismo: si stacca una spina e tutto finisce. Ma cosa accadrà realmente ad Eluana, se si dovesse dare esecuzione alla sentenza?

 

L’idea che il tutto possa risolversi con una sorta di automatismo è figlia di una concezione, gravissima, secondo cui in realtà Eluana non è più una persona viva. Basta staccare una spina, il sondino, e punto e a capo. Non sarà così: morirà di fame e di sete, cioè con una delle morti più atroci che ci possono essere. Questo è doloroso ma deve essere detto, visto che molti pensano e affermano che quella di Eluana non è vita. Io posso affermare, come medico, che sarà una morte atroce, e dovrà essere “controllata”, come accaduto nel caso di Terry Schiavo. Alcuni fautori di questa sentenza e presunti uomini di scienza sostengono che il danno subito da Eluana a livello corticale, cioè della corteccia cerebrale, coinvolgerebbe anche le strutture deputate al controllo della sete e di alcune sensazioni, come il dolore. Ma se fosse così non ci sarebbe ragione di trattare con analgesici maggiori le ultime ore della vita, come accaduto con la povera Terry Schiavo. A Terry furono date forti dosi di morfina. È come mettersi a posto la coscienza, nel caso in cui quella teoria fosse erronea. Significa che presumiamo che lei proverà grande dolore.

 

La sua malattia costringe anche lei, come Eluana, alla nutrizione attraverso il sondino: che effetto le fa sentire che questa condizione possa essere considerata in contrasto con la dignità della vita?

 

Mi sento profondamente offeso come malato, e non solo per me, ma anche per i tanti malati che si trovano in condizioni simili a quelle di Eluana, con alimentazione e idratazione artificiale. Tutte queste persone hanno la loro vita; e la vita ha un valore intorno al quale non possono essere prese decisioni, come se la dignità fosse legata al concetto di qualità. Io ne sono estremamente convinto: la dignità di ogni vita ha un carattere intrinseco, ontologico. Mi è rimasta impressa un’intervista fatta alle persone che accudiscono Eluana. Dicevano: «oggi Eluana è molto bella». Perché nessuno parla del fatto che ci sono persone che si occupano di lei, che la vestono, la cambiano, le fanno fare fisioterapia. Per una persona morta sarebbe tempo sprecato Ma Eluana è viva. Purtroppo si pesa spesso che casi come questo, che danno molto disagio, sia molto meglio risolverli. E la cosa più grave è che tutto questo ci distrae da tutti gli altri soggetti che sono a carico delle famiglie, le quali hanno bisogno di strumenti e di sostegno economico per portare avanti queste situazione. Sono costretti a lottare per essere liberi di vivere. È un paradosso: è più tutelata la decisione di interrompere una vita che non la scelta di chi vuole continuare ad esercitare un diritto sacrosanto, come la vita stessa. E così la scelta della vita diventa una battaglia quotidiana.

 

 

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COMMENTI
17/11/2008 - sentenza per Eluana (lorenzo bianchi)

Molto spesso si congettura di vita, morte, diritti, i pensieri sono vari e le idee in merito rispettabili, se frutto di proprie elaborazioni e non accettazione di opinioni imposte. Qualunque sia il nostro credo di riferimento, non dovremmo mai scordarci di esser uomini in cammino, che cercano la verità, e la ricerca non può prescindere da fatti reali, indipendenti dalle nostre opinioni. Uno di questi fatti è che il progresso delle metodiche diagnostiche (risonanza magnetica funzionale, studi PET ecc.) ha permesso di fare passi avanti nel campo della definizione di stato di coscienza o incoscienza, stato vegetativo o no; in base a esami effettuati con le metodiche sopra accennate è stato possibile cogliere reazioni emotive, da parte di persone ritenute in stato vegetativo, a fronte di voci, fotografie, carezze di persone amiche. La stesa scienza che ieri ci ha permesso di giudicare vegetale un essere umano ce lo restituisce oggi vivo e, al proprio livello, cosciente. Questo ci deve far riflettere: una persona che noi riteniamo in stato vegetativo, lo è tutt'al più dal nostro punto di vista. Ma chi può dire che non abbia una propria vita psichica intensa, profonda, magari anche attenta ai segnali che giungono dall'esterno? Chi mi dice che non ami e si senta amata? Tutto il mio rispetto per il padre, ma l'incapacità di sopportare un dolore grande, devastante, non può autorizzare un omicidio, portato a termine oltretutto con grandissima sofferenza da parte della vittima.

 
17/11/2008 - eluana (antonella ravagnan)

invio l'appello al presidente della repubblica che ho inviato sabato scorso e di cui non ho ancora ricevuto risposta. EGR. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, GIORGIO NAPOLITANO LA IMPLORO CON TUTTA LA VOCE, LA FORZA DEL MIO ANIMO, OGNI CELLULA DEL MIO ESSERE DI CONCEDERE SUBITO, SENZA PERDERE NEMMENO UN ISTANTE LA G R A Z I A AD ELUANA ENGLARO, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI E VENGA ATTUATA QUESTA SENTENZA DI CONDANNA A MORTE AD UNA PERSONA CHE NON HA COMMESSO NESSUN REATO E NON HA NEMMENO LA POSSIBILITA' DI DIFENDERSI (TUTTI I DELINQUENTI, ANCHE I PEGGIORI CE L'HANNO). LE ALLEGO UN APPELLO DELLE SUORE MISERICORDINE DELLA CASA DI CURA DI LECCO, CHE SONO PRONTE A FARE LE VALIGIE PER CONTINUARE A PRENDERSI CURA DI ELUANA ANCHE IN UN ALTRO LUOGO. LA PREGO DI INTERVENIRE PER LASCIAR VIVERE QUESTA DONNA, ALTRIMENTI CONDANNATA A UNA MORTE ATROCE, LASCIATA MORIRE DI FAME E SETE (DI SOLITO CI COMMUOVIAMO E CI MUOVIAMO ANCHE PER IL PIù PICCOLO ANIMALE IN DIFFICOLTà, MA PER UN ESSERE UMANO, ANCHE SE COSTRETTO AL LETTO PER TUTTA LA VITA E ALL'IMMOBILITà ASSOLUTA, NON SIAMO DISPOSTI A FARE ALMENO ALTRETTANTO?). LA IMPLORO ANCORA UNA VOLTA: PRENDA UNA DECISIONE PER LA VITA! NON LASCI CHE ELUANA E,CON LEI,TUTTI NOI ITALIANI RESTIAMO SOPRAFFATTI DALLA CULTURA DELLA MORTE. GRAZIE INFINITE PER QUANTO VORRA' E RIUSCIRA' A FARE ANTONELLA RAVAGNAN - INSEGNANTE ADRIA (ROVIGO) Grazie a "Il sussidiario" per il lavoro prezioso che svolge

 
16/11/2008 - Il caso Eluana (Luciano Barbaglia)

Ma una volta non si studiava che il diritto alla vita era uno dei diritti "inalienabili"? E "inalienabile" non significa "che non può essere ceduto ad un altro"? Dunque se anche io chiedessi ad un altro di uccidermi, questi non avrebbe il diritto di farlo. Se così non fosse qualsiasi omicida potrebbe dire che la sua vittima gli ha chiesto (magari implicitamente, con la sua "sofferenza") di eliminarla. E i giudici, prima di condannare un delinquente, dovrebbero stabilire se c'era o no il consenso della vittima. Che pacchia per gli assassini!

 
15/11/2008 - eluana (Domenica Di Marco)

lavoro da 31 anni con i disabili motori e psichici, già alcuni per l'aggravarsi delle condizioni sono costretti ad essere nutriti con il sondino naso-gastrico. Uno in particolare mi riempie il cuore della voglia di vivere e di andare a lavorare, si chiama Antonio è gravissimo tetraplegico dalla nascita ed oggi in fase terminale perchè affetto da carcinoma mammario metastizzato da più di quattro anni. Ogni volta che mi vede mi sorride e mi dice:"auo" (vuol dire ciao, guarda alla televisione il calcio ed i film di cow-boy, ed aspetta con occhi pieni di attesa sua madre che ogni giorno viene a trovarlo. E' un miracolo che sia ancora vivo, ma lui è tenacemente attaccato alla vita. FACCIAMO UN REFERENDUM PERCHE' LA VITA NON ME LA PUO' TOGLIERE NESSUNO E IN NESSUNA CONDIZIONE.

 
15/11/2008 - Che nessuno stacchi la spina (Michelangelo Blanco)

ATTENZIONE a non fraintendere ciò che intendo dire! Non è la scienza medica di oggi, che brancola nel buio, e nessun giudice a decidere chi deve e chi non deve vivere. Amo troppo tutto ciò che i miei occhi riescono a vedere, le mie orecchie a sentire,la mia mente a percepire per poter pensare a qualcuno o a qualcosa privo di queste facoltà e quindi "bisognevole" del giudizio di "terminazione". LOTTERO' SEMPRE A CHE NESSUNO STACCHI LA SPINA A ELUANA ENGLARO.

 
15/11/2008 - per Eluana (Roberto Patriarchi)

Speriamo nel miracolo della vittoria della carità per salvare la vita di Eluana. Preghiamo per questo e per tutte le persone che si trovano in situazioni analoghe. Roberto e Anna Patriarchi

 
14/11/2008 - Eluana (aida salanti)

Mio figlio, 16 anni, oggi continuava a tornare su Eluana. Non accetta la sentenza. A un certo punto è sbottato:"come si fa a far morire una persona di fame e di sete? Piuttosto le facciano un'iniezione che non soffra". Come dire :siamo più umani con i criminali condannati a morte che con lei. Il re è nudo.

 
14/11/2008 - "lasciatela a noi" (nicoletta grattapaglia)

Ci sono persone che si vorrebbero prendere cura di Eluana:"lasciatela a noi,non vogliamo nulla in cambio",dicono le suore che la accudiscono da anni.E ancora:"oggi Eluana è molto bella",come si dice tra amiche, tra donne che si vogliono bene. Non capita a tutti il dono di una compagnia che,se non ce la fai più a portare un peso,te lo raccoglie dalle braccia e va,con discrezione e certezza.

 
14/11/2008 - omicidio barbaro (Daniele La Bruna)

decidere di uccidere una persona togliendigli l'alimentazione non è altro che giustificare l'omicidio o ancor più la pena di morte, che in questo caso arriva senza reato, con l'aggravante della tortura, morire di sete e di fame è incivile perchè prima della morte arrivera indubbiamente la sofferenza. DOBBIAMO GRIDARE VERGONA..... spero che venga organizzata una manifestazione nazionale di dissenso, io e la mia famiglia saremo presenti, se cio avverrà mi rendo da subito disponibile ad organizzare nella mia zona (Forlì) un doveroso contributo di presenze.

 
14/11/2008 - caso eluana (Sonia Miceli)

Eluana vive da 16 anni attraverso un sondino, come possiamo sapere se stia bene o meno bloccata all'interno di quel corpo inerme? per me è assurdo che si stiano sollevando così tante polemiche intorno a questo caso, il caso di un padre che non sopporta più di vedere, dopo tanti anni,la propria figlia bloccata in un letto, ridotta a vivere ad un mero stato vegetativo. E allora qual'è la differenza fra il vivere in questa condizione e il morire? credo che non ci sia alcuna differenza, tranne la differenza che fa ad un padre, ovvero quella di non soffrire più nel vedere la propia figlia in quello stato, farsi una ragione di quello che è successo, e con lei seppellire pure la propria sofferenza.

 
14/11/2008 - Sono o non sono? (claudia mazzola)

Io sono viva, ma anche a me se non mi danno da mangiare e da bere, muoio. Ma allora è come Eluana, io sono una vita o non vita?

 
14/11/2008 - Bruno Vespa del senno del poi (Michelangelo Blanco)

VESPA DEL SENNO DEL POI Se Bruno Vespa avesse anticipato di un giorno la trasmissione “porta a porta” sul caso Englaro, cosa che poteva fare benissimo, con gli stessi protagonisti e le medesime argomentazioni sulla CULTURA DELLA MORTE contro la CULTURA PER L’AMORE DELLA VITA, il risultato della sentenza della Cassazione SAREBBE POTUTO CAMBIARE

 
14/11/2008 - Cassiamo la Cassazione (Duilio Gennari)

Qui non bastano più le parole ci vogliono fatti teniamo i giudici della cassazione per un certo tempo a pane e acqua vediamo se soffrono. Noi italiani non siamo dei barbari in cui valeva la legge del TAGLIONE noi siamo CRISTIANI battezzati e i cristiani amano anche questi poveracci di giudici. Cominciamoa risparmiare dalla CASSAZIONE. Duilio Gennari

 
14/11/2008 - ELUANA (GIANFRANCO GAUDENZI)

Di fronte a questo orrore non ci si può limitare a fare un sondaggio. Non è umananamente pensabile accettare questa sentenza di morte. E' necessario tentare tutto il possibile per salvare Eluana, in nome della dignità della sua vita e di quella di tutti noi. Aiutiamoci a difendere CONCRETAMENTE la vita di Eluana. Gianfranco