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RIMINI/ Di fronte all’episodio del barbone ucciso l’unica via di uscita è l’educazione

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Qualcuno è rimasto stupito. E’ accaduto proprio nella città di Rimini, la capitale dell’accoglienza, dove è nata l’associazione papa Giovanni XXIII, proprio nei giorni in cui si celebra l’anniversario di un uomo come don Oreste Benzi, proprio nella città dove è nato il Meeting per l’amicizia fra i popoli e dove molte opere educative e sociali sostengono il tessuto della città, un barbone è stato dato alle fiamme in piena notte sulla panchina dove dormiva.

Scandalo, stupore, sgomento nella città, che sembra quasi risvegliarsi dal torpore in cui viveva normalmente. Qualcuno sospetta che abbia visto qualcosa che non doveva vedere, qualcun altro vede in questo un segno di intolleranza.

Forse il vero problema è un altro. Come ha detto il sindaco nella sua dichiarazione sul fatto accaduto, questo dimostra la vera emergenza che c’è in Italia: l’educazione. E ha continuato il sindaco ammettendo qual è “il problema di fondo: quel vuoto che il corpo sociale, la famiglia, e la scuola italiana devono tornare a riempire non di parole sterili, ma di significati che diano senso la vita”.

La mia esperienza come uomo e cattolico educato alla fede cristiana mi dice che il senso alla vita è uno, una persona che possa rispondere ai desideri e alle esigenze di ogni uomo, incontrabile attraverso le circostanze della vita: Gesù Cristo. E’ per questo incontro che il fatto accaduto ad Andrea mi interroga profondamente come uomo, perché ogni uomo è capace di fare il male, ma desidera ed è in grado di riconoscere un senso per la propria vita.

 

Cosa fare perché lo sgomento, il dolore non diventino presto qualcosa che un puro lontano ricordo? E che non sia protagonista solamente il male dell’uomo e  la vita ricominci tranquilla come se nulla fosse accaduto. Don Luigi Giussani il 18 novembre 2003 al Tg2 dopo la strage di Nassirya e la commozione per le parole della vedova del brigadiere Coletta morto nella strage disse: “Se ci fosse un educazione del popolo, tutti starebbero meglio”.

Tutti noi in questa epoca abbiamo bisogno di qualcuno che ci introduca in modo ragionevole e positivo alla realtà. Altrimenti la vita quotidiana si può a malapena sopportare e la vita passa inventando diversivi per sopperire alla noia e calmare l’inquietudine del cuore. Un’educazione del popolo, rimettere questo al centro del governo della città, potrebbe essere il punto di ripartenza per ogni uomo e anche Rimini.

 

 



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